PSG-Barcellona: l’assenza dell’uno, i gol dell’altro

Sono i due uomini più discussi dell’affascinante quarto di finale PSG-Barcellona. Uno, Zlatan Ibrahimovic, perché non ci sarà per il rosso rimediato nella gara precedente e perciò si dovrà forzatamente calcolare il peso di un’assenza importante e chissà se decisiva, anche se a Londra gli uomini di Blanc sono riusciti a passare il turno proprio dopo la sua uscita di scena. L’altro, invece, di scena ci esce anche quando inventa punizioni capolavoro come quella segnata sabato sera al Siviglia, insufficiente però per evirargli l’ennesima sostituzione ad opera di Luis Enrique. E, stavolta, Neymar non ha fatto nulla per nascondere un giustificato disappunto, pronto però a riconquistare i riflettori nel teatro della Champions League.

La stagione di Ibrahimovic al PSG è stata contraddittoria, data anche l’assenza non breve dai campi di gioco nel corso dell’inverno. Ma le cifre parlano di 27 gol già segnati (ben 10 dal dischetto), comprendendo le varie manifestazioni e la doppietta che ha contribuito al successo sul Bastia in occasione della finale di Coppa di Lega. Quel che è andato calando ed è del tutto evidente è l’incidenza dello svedese come rifinitore: nella passata stagione, gli assist decisivi erano stati ben 11 e nessuno in squadra si era avvicinato ai suoi numeri. Era il segno non solo di un genio creativo sempre espresso su alti livelli, ma anche di una propensione del PSG nel cercarlo come penultimo sbocco della manovra. Uomo capace di proporsi in area di rigore con tutta la sua stazza (difficile contrastarlo uno come lui), Ibrahimovic era stato abilissimo nei suggerimenti in profondità. “Datemi la palla, anche se sono marcato”: questo era il messaggio di Zlatan, “ve la restituirò e vi troverete soli davanti al portiere senza problemi”. Questa versione di Ibra si è vista solo per l’appunto in una circostanza, contro il Bastia, quando ha servito a Cavani la palla per il 4-0. Ma i giochi erano già risolti e gli spazi troppo ampi per dire che il gigante è sempre l’autore di soluzioni facili per i compagni. Non è più così e in questo mancato protagonismo forse risiede anche qualche nervosismo di troppo, che lo porterà a saltare ben 4 incontri nello sprint finale di Ligue 1.

Per un astro in calo, nonostante gli abbiano costruito la riproduzione in cera, c’è un campione in grande crescita. Il Neymar pre-Mondiale con il Barcellona aveva totalizzato 15 gol e 10 assist: nell’una e nell’altra classifica non erano pochi né con nomi banali i compagni che avevano fatto meglio di lui. Il brasiliano 2014-15 ha già cifre decisamente superiori, soprattutto sotto il profilo realizzativo, con 27 reti. Difetta ancora in incidenza nei passaggi sfruttati dagli avversari, sebbene alcune combinazioni con gli altri sudamericani d’attacco non siano mancate e abbiano fatto urlare di gioia per la bellezza. Nel saldo degli scambi di favori, è certamente lui a essere il beneficiato. In particolare da Messi, che in ben 7 occasioni lo ha trovato nello spazio permettendogli di battere verso la porta con relativa velocità. Del resto, la rapidità di Neymar si esercita palla al piede, ma ancor più quando riceve palla già lanciato. Un po’ come certi staffettisti: una volta datogli il testimone, non li si prende proprio più.

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