L’esordio di Alex Sandro con la maglia della  Juventus è il ritratto, un po’ opaco, del calciatore che ci avevano descritto dall’estero nelle ultime settimane

Terzino di spinta, in una squadra che oggi spinge pochissimo e soprattutto male, Alex Sandro mostra un discreto adattamento al gioco di Allegri. Rimane un punto fermo, sull’out di sinistra, mentre il resto della squadra viene tagliato e cucito all’occorrenza, per cercare il bandolo di una matassa che sarà trovato quando è ormai troppo tardi affinché questa sia realmente sbrogliata.

Il primo approccio con lo Stadium è positivo: al primo minuto salta Castro e si fa stendere. Nel tifoso della Juventus balena il pensiero che possa essere una costante del match, ma non è esattamente così. Cerca spesso Morata forse anche troppo spesso, perché lo spagnolo non è in condizione, va al cross dalla trequarti, poi arriva in area di rigore un paio di volte, ma è confusionario. Il primo tempo è quello di un calciatore molto volenteroso ma a tratti disordinato. Mostra anche un paio di giocate, da buon brasiliano: un no look e un tunnel. Entrambe gratuite, da buon brasiliano appunto.

Nella ripresa prende un giallo dopo tre minuti, ma non ne viene condizionato: il Chievo spinge poco, lui prova a tirare la squadra ma ci riesce meno rispetto al primo tempo. Si va spegnendo piano piano, mentre Hernanes va in cabina di regia e Cuadrado catalizza tutti i palloni e sposta il fulcro del gioco su quell’altra fascia, fino ad allora poco sfruttata. Una partita che può essere, com’è naturale che sia, un punto di partenza. Un esordio da non buttare, ma nemmeno da incorniciare, vuoi anche per la giornata (o l’annata?) storta della Juventus. Ma Alex Sandro si candida ad un ruolo da protagonista in quello che sarà il futuro prossimo della  Juventus, una volta che le cose saranno tatticamente più chiaro sarà anche più facile. La base c’è, a tinte opache. I colori vivi verranno col tempo.

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