La versione europea del Pogba 2015-2016 vacilla come quella italiana, ma con qualche ambigua certezza in più

È la versione peggiore del calciatore francese vista fino ad ora, si specchia in se stesso, cerca il leziosismo dove ci sarebbe il passaggio di piatto al compagno più vicino, sembra aver smarrito la rotta per trovare la porta e recupera molti meno palloni di quanti ne perda. Come se quel 10 fosse una responsabilità alla quale ancora non si è abituato, o un qualcosa che ha cambiato i meccanismi mentali di una macchina non ancora perfetta ma con tutte le caratteristiche per esserlo. È nei 23 finalisti per il Pallone d’Oro, ma quello di questo inizio di stagione non sarebbe entrato nemmeno nei primi 50.

La versione europea del peggior Pogba è quella meno svogliata, un po’ più orgogliosa e capace comunque di regalare sprazzi di grande calcio alternati al nulla al quale piano piano i tifosi juventini si stanno abituando. I fischi al 77′ sono la dimostrazione lampante di una platea che vuole rimproverare un figlio del proprio amore. Stridono con gli applausi riservati a Morata, che non merita nessuna nota di merito ma, al solito, ci ha messo impegno e voglia di fare. La gente apprezza, ma non apprezza quel calciatore francese che oggi sembra un lontano parente, ma forse nemmeno, di quello che aveva stregato la Juve e gli addetti ai lavori di mezzo mondo. E dell’altro mezzo pure.

Tre partite di Champions ai limiti della sufficienza. Quella contro il Borussia Moenchengladbach ha due facce: un bel primo tempo, con un paio di disimpegni riusciti alla grande e qualche giocata offensiva e un secondo tempo da incubo, nel quale ha praticamente sbagliato tutto. Come un mediano qualunque di una qualunque squadra incapace di penetrare in una squadra chiusa a riccio nella propria metà campo senza velleità di vittoria. Eppure l’esperienza europea era partita bene: la partita di Manchester contro il City è stata per distacco la migliore di questa stagione per il numero 10 bianconero. Un assist e una prova più che positiva, di fronte a Yaya Tourè, il calciatore al quale probabilmente assomiglia di più. Col Siviglia non era servito il suo estro. Bastò giocare una partita di ordinaria amministrazione per piegare gli spagnoli. Oggi è mancato anche lui. In una Juve che crea tanto, che non è messa male in campo e che è in crescita più o meno continua, ma alla quale manca l’uomo che risolve le partite chiuse con una giocata. Quello che faceva Tevez. Ma senza andare così lontani anche quello che faceva Paul Pogba.

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