Perché l’estate 2015 della Juventus ha poco a che fare con quell’estate 2001 entrata nella storia per la cessione di Zinedine Zidane

Ovviamente sotto il profilo tecnico e anche caratteriale gli addii di Andrea Pirlo, Arturo Vidal e Carlos Tevez non possono non passare inosservati e non produrre riflessioni su chi potrà prenderne il posto, sia nel ruolo che nelle funzioni che rivestiva ognuno di loro all’interno della Juventus. Molti hanno ricordato come la società bianconera già nel passato avesse proposto cessioni illustri per acquisti innovativi e tanti hanno paragonato questa sessione di mercato alla famosa estate dell’addio a Zidane, che scelse il Real Madrid e andò a vincere la Champions League, per investire i proventi della sua cessione in un’operazione di rinnovamento strutturale in tutti i settori del campo: in porta Buffon; in difesa Thuram; a centrocampo Nedved; in attacco Salas. I paragoni sono suggestivi, ma spesso anche superficiali. Perchè quella profonda tradformazione si poggiava su due condizioni oggi inesistenti nella Juve 2015-16 : il cambio di guida in panchina (Lippi prese il posto di Ancelotti) e – fattore di primaria importanza – la necessità di una svolta perchè reduci da una stagione tutt’altro che trionfale, con un secondo posto in campionato (costantemente all’inseguimento della Roma) e una Champions League tra le peggiori della storia bianconera (con Zidane a prendere a testate gli avversari molto prima che si chiamassero Materazzi).

Oggi Allegri si trova in una situazione decisamente più favorevole di quella d’allora. Non solo ha totalmente legittimato la sua presenza nell’ambiente con un’annata di successi che ha già trovato il primo segnale di continuità in Cina. Al secondo anno, a prescindere da quel che già c’è stato sul mercato in entrata e ciò che ancora ci potrebbe essere, è logico aspettarsi un’ulteriore perfezionamento delle sue idee e pratiche di gioco, ben sapendo che tra le grandi virtù del mister livornese c’è la capacità di cambiare in corso d’opera e di operare anche significative variazioni dall’impianto di partenza. Cosa che succede un po’ a tutti gli allenatori (anche il 4-2-4 di Antonio Conte venne accantonato prima ancora di una bocciatura, semplicemente si vide una strada più veloce, sebbene non meno impegnativa, per arrivare a una compiuta assimilazione dei suoi principi di aggressività unita a un calcio memorizzato). La differenza è che Allegri non si preoccupa se questo succede, non “subisce” il possibile cambiamento, preferisce mimetizzare le deviazioni di percorso inserendole in un’ottica realistica e sotto il cappello della crescita tecnica delle individualità e del gruppo, senza pretendere di far sembrare una filosofia il suo tranquillo e iterato elogio della pazienza.

Il presente delle squadre è connesso anche con i sentimenti che queste sanno produrre nel corso della stagione e che certi giocatori muovono più di altri. In tal senso l’eredità dei tre partenti può essere significativa e pesare molto. Perchè la serena consapevolezza di ordine che sa trasmettere Pirlo, l’accensione improvvisa di Tevez o il piacere della guerriglia trasmesso da Vidal non sono valori facilmente riproducibili e forse anche in questo, non solo nelle loro dimensioni tecnico-tattiche, è lecito aspettarsi altro da chi li sostituirà, onde evitare il gioco dei paragoni. Che per rispetto della verità storica, era proprio questo ciò che non aveva accompagnato l’uscita di scena di Zidane. Perchè tre anni senza vittorie pesavano, ancor più perchè non si concepiva che Zizou non sapesse esercitare una leadership di cui la squadra aveva bisogno.

Ma la nostalgia, nella sua versione calcistica, emerge solo quando non si vince, almeno come condizione dilaniante. Oggi, a tastare il popolo bianconero, si ha la sensazione che prevalga curiosità e che nessuno pensi che certe attitudini incarnate dai partenti debbano essere riproposte in un’impossibile copia carbone. E’ una piccola personale scommessa: nel gioco degli accostamenti che si faranno dall’inizio campionato in poi, quello più richiamato non riguarderà Pirlo, Vidal o Tevez e i loro presunti eredi, ma quello più figurativamente immediato tra Llorente e Mandzukic, che pure sono ben altra cosa.

CONDIVIDI