Sembra uno scherzo, e invece…

Due edizioni consecutive del mondiale senza superare il primo girone eliminatorio (Sudafrica e Brasile), tante parole sugli allenatori, anche detti commissari tecnici, e alla fine troppo poche su uno dei grandi problemi dell’Italia post 2006 che sfruttò il periodo d’oro di Luca Toni: il centravanti, dannatissimo centravanti, uomo che… “chissenefrega della manovra”, deve pensare al gol e saperlo fare. Ma cosa c’entra in tutto questo un profilo medio come Alberto Paloschi, bresciano di Chiari classe 1990 cresciuto nel Milan e finito a giocare (a titolo definitivo) nel Chievo? C’entra come concetto, questione di caratteristiche. È Paloschi la dimostrazione del problema, insieme a lui anche i coetanei Destro e Immobile, che hanno tanto di più di Paloschi ma anche qualcosa in meno. Di Balotelli evitiamo di parlare: fa e disfa da solo, nel calcio degli almanacchi è difficile starci con questi presupposti.

Destro è più completo e aitante, Immobile è più scattante e temerario. Alberto Paloschi però è più centravanti vecchia maniera: sempre concentrato, utile quasi solo negli ultimi 25 metri, applicato, uno di quelli che (anche se i numeri non gli danno ancora totalmente ragione) “il pallone gli finisce addosso anche e soprattutto dopo aver fatto tre carambole piuttosto casuali in area” (cit.).  Già, comunque è più debole dei due colleghi ex Inter e Juve, a lui manca la consacrazione che mai avrà, anche magari già solo quella economica e di visibilità ottenuta dagli altri a Roma e Dortmund. Ma Paloschi è Paloschi, ultimo rappresentante del numero nove italiano come lo intendono gli scrittori classici di questo sport.
Però il calcio è cambiato, dicono. Ecco, magari può essere un’occasione per ritornare a fare qualcosa di basico qui in Italia. Anziché infervorarsi per l’acquisto “esotico” (che non è per forza Optì Pobà) e sbattere la testa contro il muro per uno dei soliti nomi che fanno i mercenari in giro per le squadre di Serie A (c’è chi è a 6 e chi anche a 7, anche se il record di Nick Amoruso resta inarrivabile). Più Paloschi e meno Anelka, più Paloschi e meno Duvan Zapata, più Paloschi e meno Osvaldo, più Paloschi e meno Rolando Bianchi. Sono esempi, ma anche là davanti non è più sopportabile accettare giocatori più belli che concreti. Un giorno so che qualcuno mi darà ragione…
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