Champion League: 8 gare, 8 piccoli messaggi

Quattro verdetti sembrano già scritti, quattro squadre possono ragionevolmente considerarsi già ai quarti di finale, salvo grandi sorprese che possono sempre verificarsi. Wolfsburg, Real Madrid, Barcellona e Manchester City non dovrebbero incontrare ostacoli nel gestire il vantaggio acquisito in trasferta, anche se la lezione della scorsa edizione di Champions League è bene non scordarla per evitare clamorosi ribaltoni. Ricordate il Real Madrid tremare in casa con lo Schalke 04, dopo che in Germania aveva chiuso con rassicurante 0-2, esattamente lo stesso punteggio ottenuto all’Olimpico contro la Roma di Spalletti? Ed anche il Monaco, che a Londra aveva vinto 1-3 sull’Arsenal, passò dieci minuti di totale angoscia quando in casa sua si vide pareggiato il numero dei gol con lo 0-2 firmato da Ramsey. Perciò, guai pensare che tutto sia scritto, fino a quando non si pone il timbro finale sul lasciapassare per il turno successivo.

L’andata degli ottavi giocati in queste due settimane lascia in eredità un livello alto di spettacolo, un po’ di situazioni aperte e qualche fotogramma o considerazione che forse varrà anche per le gare di ritorno e per il cammino successivo nelle competizioni. Ecco, gara per gara, qualche spunto, qualche piccola “lezione” incarnata in alcuni momenti

1) L’attimo fuggito

Benfica-Zenit si decide tutto al novantesimo. Criscito fa un fallo sulla trequarti, uno di quegli interventi da dietro che servono a poco, se non a risultare comunque troppo evidenti in relazione al modesto danno arrecato. Resta il fatto che quel cartellino giallo è per lui il secondo, è assolutamente evitabile e regala una punizione ai lusitani da vivere 11 contro 10. Magari non sarebbe successo nulla in parità numerica, ma intanto sulla parabola di Gaitan dalla trequarti si fa trovare puntuale Jonas per la rete che decide l’incontro. Se sarà risolutiva ai fini della qualificazione, converrà al buon Mimmo tornarsene in Italia…

2) Mostruoso

Thiago Silva, sempre lui. Se sta bene, è una sicurezza. Se a Londra sarà quello di Parigi, le percentuali assegnate al Psg sul Chelsea possono anche crescere e di non poche unità. Per ora i bookmakers assegnano alla vittoria Blues un 2,60 e al Psg il 2,70 per il successo, con il pareggio a 3.25. Ognuno si faccia i suoi conti, ma li faccia soprattutto con l’ex milanista.

3) E invece Dante

Il gol che fissa nel 2-3 il risultato finale di Gent-Wolfsburg non dice tanto dell’orgoglio dei belgi, che comunque esiste e sfiora l’incredibile impresa di passare dallo 0-3 alla quasi totale rimonta. Piuttosto, rivela che gli appisolamenti di Dante sono sempre dietro l’angolo. Pillole di narcolessia che dai quarti in poi – perchè il Wolfsburg andrà avanti – sarà bene non ingerire se non si vogliono prendere delle imbarcate.

4) Io vigilo

Ovvero, faccio il vigile. Il mestiere di Toni Kroos, 27 anni, che ama vedere i suoi compagni andare in avanti e quando si sentono smarriti – perchè anche i galattici si perdono abitando la terra e non essendo più così tanto galattici – li richiama all’ordine e si fa consegnare il pallone. Non dà multe, ma gestisce il traffico. All’Olimpico ha toccato più di 100 palloni. Se non ci fosse, il Real sarebbe cosa peggiore, Zidane o non Zidane.

5) E’ l’acronimo che manca

Perchè MSN sinceramente non è bello. Ci vorrebbe una formula che racchiudesse bene tutte le giocate di cui sono capaci Messi, Neymar e Suarez. MeNeSu forse non è meglio, ma dà un po’ il senso di certi gol irresistibili (o no?). Quello con l’Arsenal è sembrato la solita confezaione da playstation. Triangolo brasil-uruguagio, arrivo in corsa dell’argentino e Cech costretto alla resa da una finta a velocità supersonica. Urge una nuova parola per descrivere tanta feroce bellezza.

6) Il solito

Quanti gol abbiamo visto fatti da Robben con il solito rientro sul sinistro? Tanti. Eppure gli riescono sempre. Quello dello Juventus Stadium ha avuto la veste della consuetudine, un taglio diagonale ancor più direzionato all’indietro e una bordata che prima ancora che partisse era già gol fatto.

7) Il possesso palla a quel paese

Nell’attesa di Guardiola e della sua declinazione britannica del possesso palla dopo la matrice catalana e l’aggiornamento bavarese, il Manchester City di Pellegrini si guadagna (quasi) l’accesso ai quarti, obiettivo mai centrato prima nella storia. Con la perfidia di un 1-3 in Ucraina lasciando il possesso in entrambi i tempi alla Dinamo Kiev. Oggi non fa notizia, il prossimo anno sarebbe clamoroso

8) Come nascono certi rossi

Prima o poi bisognerà fare un trattato sul secondo giallo. Sulle motivazioni – se ci sono – che per certi giocatori lo fanno scattare. Ad esempio Gaston Pereiro, uruguagio del Psv. Contro l’Atletico si fa cacciare per due ammonizioni in poco meno di un quarto d’ora. E certo la vicinanza temporale dei falli conta. Ma anche la sensazione offerta ad Orsato che il gomito alto sia carognetto, anche quando non lo è totalmente e non produce danni effettivi su chi lo riceve. O forse c’è anche il sottile piacere di vedere gli avversari che in mezzora non approfittano dell’uomo in più e magari è anche così che ti rafforzi per il ritorno. Che, facile previsione, al Vicente Calderon sarà una bella partita di calci. Aggiungere la o finale a piacere, se preferite il pallone alla lotta libera.

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