Nigeriano giramondo per volere dell’Udinese, l’attaccante Odion Ighalo diventa uno degli uomini copertina della Premier. Tutto questo grazie a lungimiranza, pazienza e la solita ricetta della famiglia che ha fatto del calcio un’azienda

Lui si chiama Odion Ighalo e in Italia non ci credeva più nessuno. Quasi nemmeno più gli scout dell’Udinese, quelli che vanno a scovare perle incontaminate di calcio nei luoghi più impensabili e anni luce prima di tutti gli altri. Il centravanti africano, molto europeo nelle caratteristiche (principalmente uomo d’area, sì atletico, che fa del senso della porta il suo tratto primario), fu pescato in Norvegia nella file del Lyn dove a 18 anni segnava 9 reti in 20 apparizioni di stretto minutaggio in massima serie. I friulani non ci pensano due volte, costa un tozzo di pane, ha voglia di sfondare. Guidolin chiede di lavorarci sopra, e non è la spalla ideale di un Di Natale che catalizza il gioco offensivo di un’Udinese che in Italia fa male a turno anche a tutte le big. 6 gettoni, 1 gol, movenze che non sembrano all’altezza della Serie A.

Due anni dopo qualche mese a Cesena, con 3 presenze e la cortesia chiesta ai Pozzo di riprenderselo. In Italia però non è che fossero tempi in cui ci fosse molto di meglio tra gli stranieri che se la giocavano in provincia. I Pozzo però decidono che Ighalo ha solo bisogno di giocare, assurdo disinvestire. Ecco la soluzione Granada, che come poi è valso per il Watford aveva la necessità di salire in Primera Division e quindi non essere solo un bacino di riferimento per l’Udinese. Anzi. Questi club devono vivere di vita propria, nella nuova filosofia aziendale dei Pozzo. E Ighalo diventa pedina d’oro: 17 reti il primo anno, ma non bastano per la promozione. L’Udinese lo vuole mettere in mostra in Italia, ma non c’è ancora spazio. Ritorno a Granada, prestazioni e qualche rete pesante, poi 12 reti in Liga in 3 anni. E’ un calcio diverso, dove serve profondità di corsa. Non è il calcio assoluto di Ighalo. Che però accetta tutto, risponde presente, e si fa trovare pronto alla chiusura del triangolo, ovvero il passaggio in prestito (poi definitivo al Watford): in Premiership il premio per chi lo paga e per chi ha creduto in lui ancora a 25 anni compiuti (Ighalo è un classe 1989) sono 20 sigilli in 35 partite e la conquista della Premier League. La storia poteva finire qui?

Ovviamente no, se di mezzo c’è la famiglia Pozzo, che intanto di talenti ne ha messi insieme un’altra decina negli anni. L’ultimo messaggio è la doppietta vincente in casa del Newcastle, 4 reti in 6 partite, di cui la prima partendo dalla panchina e sfruttando alla grande i 16 minuti a disposizione su un altro terreno difficile come quello dell’Everton (partita terminata sul 2-2). Perché Ighalo è appunto calciatore molto più anglo-italiano che africano, inglese perché amante delle situazioni in mischia, italiano perché opportunista. E se la ruota della fortuna non gira dall’altra parte, si arriverà a giugno con un uomo mercato in più. Così, dal nulla, quando forse sarebbe stata davvero la sua ultima opportunità.

Odion Ighalo goal al Watford [VIDEO]

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