Il top 2015: Gonzalo Higuain

Ok, se tifate Napoli e il pallone del rigore che valeva la stagione futura vi è piombato sul balcone potete pensare che sia una provocazione. Ma se siete Maurizio Sarri o anche solo un freddo analista della cose del calcio e delle leggi che regalano i numeri, dovrete convenire che con tutti i limiti sull’esito finale, l’Higuain 2014-15 è stata l’ancora di salvezza della squadra. E se la bacheca continua a crescere con un trofeo in più a ogni stagione, è perché la finale di Doha ha insinuato il sospetto globale che d’accordo, Sabella non è stato propriamente intelligente a rinunciare a suo tempo a uno come Carlos Tevez per i Mondiali 2010, ma certo non sarebbe stato il Pipita l’uomo che avrebbe dovuto fargli posto. 29 gol complessivi in stagione non sono bruscolini e se sparsi tra le varie competizioni non sono stati sufficienti a fare impazzire la città (e tantomeno lui, sempre piuttosto scuro in faccia) le responsabilità vanno cercate altrove (dove l’altrove è anche una zona diversa del campo). Tante le partite che hanno avuto un Higuain all’altezza della propria fama. Il gol illusione nel preliminare d’andata con il Bilbao. La tripletta al Verona che ha spezzato un digiuno durato da aprile a settembre. La doppietta di Cesena in una giornata quanto mai ispirata. Il gol da posizione quasi impossibile al termine del girone d’andata in Lazio-Napoli. I due gol rifilati a Perin la settimana successiva a ricordare che quando ingrana il momento non è facile da arrestare. La rete da assatanato che ha buttato fuori l’Inter dalla Coppa Italia. La tripletta da re di Napoli contro la Dinamo Mosca. L’assist geniale per Hamsik in Germania, sul campo del Wolfsburg. Peccato per la traversa colpita in Turchia su una conclusione dal limite dopo che si era divertito in uno slalom da vertigine sui difensori del Trabzonspor: poteva concorrere al gol dell’anno e fossimo nei tifosi napoletani spereremmo di dire ancora: “Sarà per la prossimsa volta”. Uno così, in giro, non è facile da trovare

Il flop 2015: Raul Albiol

Il flop è l’altro ex madridista. Troppi errori, troppo pesanti, troppo ripetuti per non eleggerlo a simbolo della macroscopiche incertezze definitive che in prima e ultima analisi hanno condannato la gestione di Benitez. E’ partito già male, regalando a Bilbao in collaborazione con Rafael una rete che ha spianato la qualificazione dell’Athletic e la conseguente pesante bocciatura partenopea nella grande Europa. Ma quello è il contesto internazionale, il livello tecnico è alto, puoi anche soccombere. Dove non c’è giustificazione è quando sembri un principiante e commetti errori in casa contro Chievo o Empoli, con tutto il rispetto, tradendo incertezze e confusioni che un giocatore di provata esperienza non dovrebbe incontrare nel suo cammino. Denis, Tevez, Dybala e buon ultimo Klose lo hanno scherzato con una facilità che ha avuto dell’irrisorio. Un segnale di declino (già nella stagione del debutto era stato tutt’altro che brillante) o la certificazione che forse la Serie A per lui non è cosa?

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