Non solo Juventus. In Europa tengono alta la bandiera della Serie A sia la Fiorentina di Montella che il Napoli di Benitez, ma…

Sulla carta i quarti di finale di Europa League, torneo da tornare a considerare senza inutili snobbismi, proponeva incroci molto pericolosi sia per la Fiorentina (Dinamo Kiev, con Yarmolenko giocatore più presente della competizione per quanto riguarda lo “zampino” nei gol della propria squadra) che per il Napoli (Wolfsburg, club multimilionario, con quel De Bruyne che era un vero e proprio spauracchio dopo che aveva anche lacerato il Bayern Monaco in Bundesliga). Incroci più insidiosi di quanto accadesse contemporaneamente alla Juventus in Champions League. Eppure ne sono uscite vincitrici, anche alla grande, con l’errore però di tradurre tutto questo come un reale riposizionamente del calcio italiano in Europa e nel mondo.

Certo la buona notizia in chiave nazionalista c’è e riguarda il ranking. Oltre che la speranza di tornare ad alzare un trofeo continentale dopo la parentesi Mourinho-Inter. Il punto è però che di italiano, pesato il tutto mettendoci la tara, resta davvero poco. Sprazzi, spruzzi, qualche nome qua e là. Sparuto. Da far arrossire De Laurentiis e soprattutto quel profeta del made in Italy che si chiama Della Valle. E qui di polemico c’è ben poco. Guardiamo ai fatti: il Napoli gioca, per scelta, il calcio meno italiano della Serie A. Si è affidato a uno specialista come Benitez, che dell’Italia e dei calciatori italiani non ha granché considerazione. Nel ritorno pareggiato 2-2 contro il Wolfsburg nell’undici titolare l’unico dei “nostri” è stato il comprimario Giandomenico Mesto (poi Insigne dalla panchina). Onore a lui (Mesto). Però davvero questo Napoli è una delle cose meno italiane in circolazione. Anche per come gestisce le partite, nel bene e nel male.

Non meglio sotto questo punto di vista la Fiorentina, che però ha la testa di Vincenzo Montella a capo di tutto. Il vero allenatore italiano emergente. Perché l’ex bomber campano unisce il classicismo del nostro calcio con l’avanguardia della proposta internazionale, soprattutto spagnola, ovvero la moda che ha comandato il mondo con due europei e un mondiale. Poi è chiaro che la rosa della Fiorentina non è quella del Napoli, ancora poi aggravata dall’incredibile serie di sfortune fisiche e dalla cessione di Cuadrado che poteva scombinare ulteriormente i piani. Il campo però è impietoso, se si guarda all’Italia, sarebbe interessante allora anche conoscere i pensieri del selezionatore Antonio Conte in merito: nessun italiano titolare, come accade da tempo anche in campionato per la viola, giusto Aquilani dalla panchina. Davvero poco, troppo poco, tremendamente poco.

A questo punto la missione è vincerla, questa Europa League. O l’una o l’altra. Il movimento italiano è però un’altra cosa. La Juventus ne fa parte. Per dire: tra le quattro semifinaliste di Champions i bianconeri sono la squadra con il maggiore numero di rappresentanti del proprio paese. 16 italiani vs 10 stranieri. Il Bayern, ultranazionalista, è fermo a 12 tedeschi. Il Barcellona autoctono a 11 spagnoli. E se il modello è il Real Madrid allora non si sono fatti i conti con il portafogli e con il blasone mondiale.

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