Le differenze tra Bayern e Atletico Madrid

Non si può mai pensare che un giocatore, per quanto dal valore certificato, possa essere risolutivo per riuscire a conquistare la Champions League. Forse non esiste neanche un identikit caratteriale o tecnico che possa soddisfare quest’intricatissima questione, come risulta del tutto evidente dalla lista di grandi campioni che non hanno mai vinto la Coppa dalle grandi orecchie o neanche si sono avvicinati. Il vero punto di partenza è piuttosto considerare l’affidabilità e l’esperienza internazionale, oltre che la personalità del trascinatore. In questo senso, l’acquisto di Mario Mandzukic per la Juventus ha una ragione d’essere profonda e può funzionare come additivo per una squadra che sotto il profilo della mentalità si è dimostrata già molto forte, anche se nel 2015-16 ripetersi significherà fare molto di più del tantissimo che già si è riusciti a costruire nella stagione precedente per garantirsi l’approdo in finale.

Il croato a Torino lo conoscono bene. Proprio tre edizioni fa, quando trionfò con il suo Bayern, non solo segnò allo Juventus Stadium con un colpo di testa da una respinta di Buffon. In quella doppia sfida con i bianconeri Mandzukic fece vedere come sapeva sposare cattiveria sottoporta a movimenti utili e funzionali ad una squadra che in quel momento si basava molto su un predominio fisico, tecnico e finanche ideologico. In altri termini, Mandzukic era tutt’altro che estraneo a quell’impressione di superpotenza che sapeva regalare la formazione guidata da Heynckes. In quel cammino trionfale in Europa, fu anche merito suo se il Bayern riuscì a scrollarsi quei timori residui di accarezzare per l’ennesima volta il sogno del trionfo per poi vederlo sfuggire alla fine. In rete a Londra con l’Arsenal, fa altrettanto in finale con il Borussia Dortmund: e lo fa da attaccante d’area, che sa sfruttare gli inviti raffinati di Lahm nel primo caso e di Robben (un bijoux) nel secondo.

Anche con Guardiola l’ariete croato segna 3 gol in Champions League e complessivamente in stagione gioca di più e colleziona un numero maggiore di reti, passando da 22 a 26. L’ex barcellonista lo obbliga a lavori tattici supplementari, gli chiede compiti non propriamente in linea con le sue attitudini fisiche come quando lo schiera sull’esterno, pretende una partecipazione maggiore a una manovra con sarà la versione teutonica del noto tikitaka catalano ma è in ogni caso pur semère impostata su un fitto reticolato di passaggi stretti, ravvicinati ed eseguiti a grande velocità.

Il Mandzukic del secondo anno con il Bayern trova negli irresistibili spunti di Gotze l’opportunità per segnare non pochi gol a porta vuota, più facili di quelli che comunemente deve strappare con la sua fisicità. Ma è di testa, ovviamente, che Mario (non Super, anche se lo è), fa la differenza: 8 gol in totale, con un repertorio che va dal corpo a corpo a suo favore (contro l’Amburgo) alla prodezza in tuffo (al Mondiale per club, contro il Guangzhou di Lippi). Non manca la sospensione in aria, che associa a una superlativa potenza nell’impatto con il pallone, mentre tra i gol più importanti in tal senso c’è quello che annulla il provvisorio vantaggio di Evra nei quarti di finale di Chanpions.

Tutte caratteristiche che ha trasfuso anche a Madrid, sponda Atletico, dove nel girone di Champions League ha realizzato 5 reti e proprio questo tipo di decisività è quanto può garantire alla Juve quel salto di qualità richiesto da Andrea Agnelli, il non soffrire più nella prima fase. Exploit che non sono riusciti a ripetersi nei turni a eliminazione diretta, dove Simeone ha estratto risultati positivi, quando v’è riuscito, più sul non far giocare gli altri che sull’effettiva volontà di pungere davanti. Il Mandzukic spagnolo ha ovviamente segnato molto di testa e, al pari di quello tedesco, è risultato particolarmente abile nelle deviazioni sui calci di punizione laterale. Uno sfruttamento, quello delle palle inattive,  sul quale la Juventus ha molto da crescere, a maggior ragione tenendo conto di quante se ne procura in ogni gara. Da non trascurare però, è il gioco palla bassa per il nuovo acquisto bianconero. I suoi tagli sul primo palo non sono né rari né privi di sprint, mentre sarà assai improbabile vederlo andare in gol con conclusioni dalla distanza, non sono proprio in linea con le sue caratteristiche.

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