Ultima chiamata per Luis Muriel, attaccante colombiano che ha davvero poco da invidiare a quasi tutti i più celebri colleghi, almeno stando all’occhio e alla carta.

 

Veloce, tecnico, micidiale sotto porta, due piedi, forte nello stretto e in campo aperto, eppure disperso nei meandri della Serie A e nel vortice delle liste di calciatori a disposizione dell’Udinese che ogni sei mesi importa ed esporta calciatori dal futuro roseo dal Sudamerica così come dalle sue due colonie spagnole e inglesi di Granada e Watford. Vittima di se stesso, fisicamente non sempre curato e in forte difficoltà (forse anche psicologica) a regire ai diversi infortuni patiti negli ultimi 2 anni e mezzo, Luis Muriel è però anche inconsciamente vittima del compagno e capitano Antonio Di Natale.

 

Senza volerlo, Di Natale lo ha “chiuso” sul più bello, dopo la prima stagione con con 7 reti in meno di 20 apparizioni e in quella successiva con 11 reti in 22 gare. Nel mezzo i primi segnali dei problemi fisici, Di Natale che si riprende la scena da punta centrale che ama svariare ma che vuole spazio libero nel mezzo. Il partenopeo, cannoniere senza età, dimostra di essere il perno del gioco di Guidolin e ormai è l’uomo più ascoltato dalla dirigenza e dalla famiglia Pozzo. Per Muriel c’è uni destino da seconda punta, non il meglio, e c’è un destino con qualche chilo di troppo. Ci sono le recidive, il mondiale brasiliano che sfuma e c’è però anche adesso l’occasione della gestione Stramaccioni. Forse un nuovo inizio, ma per diventare uno dei top 10 al mondo, obiettivo credibile soltanto 3 anni fa, dovrà questa volta bruciare le tappe. E tutto sarà quindi ancora più difficile.

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