Due a zero a San Siro. Luci di Juve a San Siro.

Si tratta di luci abbaglianti, due fulmini, due piccoli capolavori al cospetto di uno stadio che i rossoneri mai avevano avuto dalla loro come quest’anno. Sarà l’effetto Seedorf, che per ora si prende soltanto un po’ di complimenti in giro per l’Italia e per l’Europa, in attesa di prendersi il resto. Intanto, c’è da dire, s’è preso la squadra: i calciatori sono dalla sua, e si vede. Mezzi epurati esclusi (leggi Mexes e Robinho), ma contro il carisma e il presidente non si può nulla. Né piangere né recriminare. Queste sono le certezze da cui riparte il nuovo corso del Diavolo, inforcato prima da Llorente (comodamente ma non troppo, il tap-in dello spagnolo che sblocca la gara sembra più facile di quel che è) e poi dall’attesissimo Tevez. Questo il riassunto, a fronte di una formazione bianconera in ambasce per gli strani orari (e fusi orari) dell’Europa League e per la prima volta attaccati sistematicamente lungo l’asse centrale.

Due a zero a San Siro. Come nel primo anno di Marcello Lippi sulla panchina della Juventus. Ci sono analogie e macroscopiche divergenze. Ma tant’è. A partire dai marcatori, i due attaccanti del momento, che allora erano anche due italiani (Vialli e Ravanelli) i quali il mondiale appena concluso negli Stati Uniti lo videro in televisione. Chissà, è anche possibile che all’attuale coppia d’attacco della Vecchia Signora (quasi 30 gol in due in stagione) accada lo stesso. Quella Juventus era però all’inizio di un grande ciclo, questa ci è dentro. Le unisce forse lo stesso recondito desiderio di farsi valere parimenti in Europa, insistendo tecnicamente su alcuni punti di forza che partono da un gioco moderno e strutturato. Lippi godette della fantastica intuizione dei tre punti, valore che portò quella squadra a giocare per vincere anche nei gironi di Champions e di acquisire soprattutto la mentalità giusta utile negli scontri diretti di andata e ritorno. Conte adesso cerca quelle letture, sente di averle in mano, le vuole manifestare in Europa League (Lippi veniva proprio dalla Coppa UEFA vinta dal Trap) e rilancia ancora su questo 3-5-2 anche per l’anno prossimo in previsione dei grandi palcoscenici. Gli serve audacia, quel pizzico di fortuna che non l’ha abbandonato in un primo tempo sfilacciato e ancora un Tevez in squadra. Magari sulle corsie (Cuadrado nome unico in lista, al momento) oppure in difesa. Qui, però, starà eventualmente a lui capire quale potrebbe essere il nome del grande sacrificato. Anche se la logica indicherebbe il nome, per quanto controvoglia, di Andrea Barzagli.

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