Luca Toni è riuscito a ritagliarsi un nuovo spazio nella storia vincendo la classifica cannonieri della Serie A a 38 anni. Non solo forza di volontà e rinascita, ma una miscela tecnica che in pochi gli riconoscono

44 gol in due anni a Verona, di ritorno dall’Arabia dove andò a svernare “scaricato” dalla Juventus di Conte che era a metà dell’opera in quel primo anno capolavoro senza sconfitte. In mezzo anche la Fiorentina, da cavallo e cuore di ritorno, maglia che lo ha consacrato e consapevolizzato negli anni pre Mondiale 2006 insieme al Palermo di Zamparini che ebbe il coraggio di convincerlo a ripartire ancora giovane dalla Serie B. A Brescia giocava bene Toni, come nel Vicenza di Guidolin, ma l’idea era chiara: lavoratore di palloni alti e buon punto di riferimento senza però purtroppo il senso del gol.

È arrivata poi la consapevolezza, ed è stata una raffica (50 gol, 47 e poi 38 tra Palermo, Fiorentina e Bayern Monaco), giocatore che non ha smesso si rendersi utile alla squadra (santa gavetta) pur diventando protagonista assoluto: l’ultima contro la Juventus in questa Serie A lo ha dimostrato ancora una volta. Tutti lo cercavano e lui andava a cercarsele. وليام هيل Fino al gol che gli ha permesso di non subire il sorpasso del giorno dopo da parte di Icardi. Ma cosa si nasconde dietro alla macchina da gol in cui, improvvisamente, a 25 anni, si è trasformato Luca Toni? لعبة القمار اون لاين

Come sempre in questi casi serve lasciar fuori tutto ciò che sono le questioni private e personali, per quanto il dramma vissuto insieme alla compagna poco dopo l’addio alla Juve, consumato in un acceso rientro da Napoli (3-3, partita rocambolesca), e invece limitarsi alla parte tecnica. Senza quella, non c’è gol che tenga. مال مجاني E Toni racchiude un mix di doti magari non massime assolute, ma letali se messe insieme con le giuste dosi e le giuste doti atletiche.

Insomma, Luca Toni è al momento l’ultimo dei grandi bomber italiani, più ancora di Di Natale che non è mai stato un calciatore internazionale e che ha scelto il progetto per lui piuttosto che essere lui scelto per un progetto. In quanto tale il goleador di origini emiliane ha saputo mettere insieme l’astuzia nel liberarsi in area propria di Pippo Inzaghi, la velocità d’esecuzione di Vincenzo Montella, l’impatto fisico di Bobo Vieri, la coordinazione aerea e aerobica che erano proprie di Roberto Bettega e la caparbietà di Gigi Riva. I numeri dicono questo, e anche se Toni non sarà ricordato come un campionissimo da comunque ribadito che l’essenza dell’attaccante di italiana maniera non poteva avere miglior rappresentante, nel calcio moderno, in attesa di capire quanto valgano davvero gli Immobile, i Zaza, i Destro e i Gabbiadini.

CONDIVIDI