Adriano Galliani, non senza qualche brutta figura di troppo, insiste nel pescare un centrocampista e un attaccante forte. Dimenticandosi forse delle basi del calcio italiano. O forse no visto che ha messo gli occhi su Kamil Glik del Torino

Il Milan infine qualcosa farà e probabilmente sarà anche capace di riaccendere gli animi dei tifosi in vista di una nuova stagione non facile, delegata al carattere di Sinisa Mihajlovic. Pare che i rossoneri guardino un po’ ovunque e che provino principalmente a trovare i margini per un paio di colpi ad effetto per i reparti avanzati. Qualcosa però non quadra, non funziona. Perché il 2015/16 avrà una solo richiesta, ovvero quella di riposizionarsi in Italia, in Serie A. E per farlo si passa necessariamente dalla difesa, il vero reparto critico del quale ha sofferto anche Pippo Inzaghi alla prima vera esperienza nel calcio che conta misurandosi contro il fatto che la coperta in questo sport è particolarmente corta.

Si ragiona di squadra. Compattezza è la parola d’ordine di Mihajlovic. Per questo dopo aver peregrinato in giro per l’Europa a caccia di uomini da scoop il tecnico serbo ha dato un’indicazione nuova ai vertici rossoneri: partiamo dalla difesa, che è quasi da rifare e soprattutto a cui manca un leader coraggioso e certificato per il calcio italiano. Qui, in questo reparto, per i giovani c’è tempo (anche in questo il modello Juve fa proseliti pur senza aver inventato nulla): primo nome della lista dunque il polacco Kamil Glik del Torino, uno che si è fatto le ossa portandosi la borsa sui mezzi pubblici in patria non senza essere passato dall’evoluzione tecnica di due anni nelle giovanili del Real Madrid e anche dalla nostra serie cadetta.

Glik non sarà Franco Baresi ma non è neppure più il prossimo Mexes. Aveva sfiorato questa deriva il difensore ex Bari, rimodellato nel carattere e nelle intemperanze sul campo (una durezza che spesso sconfinava la logica) dal solito maestro Ventura. E Glik, in caso di Milan, non sarà neppure il prossimo Cerci, uno che fin qui ha dimostrato di poter giocare solo in provincia. Parlano per lui le presenze e l’efficacia nella sua nazionale, l’impatto strapositivo in Europa League con la maglia granata di cui è stato anima e condottiero. Per Cairo dunque si fa sempre più dura, difficile trattenerlo, ci hanno provato due tedesche e il Galatasaray: per il giocatore ingaggio che qualunque sarà il nuovo lido raddoppierà, Galliani è venuto a saperlo e questa volta farebbe bene ad accontentare l’allenatore come fatto un anno prima con il suo pupillo Inzaghi sul quale Galliani ha perso la faccia prima di rimodellarsi all’internazionalismo confuso del Milan un po’ milanese, un po’ cinese e un po’ portoghese. Sarebbe la mossa più intelligente dei rossoneri da 24 mesi a questa parte.

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