Una mappa d’orientamento per Milan e Inter

E’ del tutto logico che durante l’estate, soprattutto se si è reduci da una stagione negativa se non disastrosa, collocare nel mercato le speranze più vive per una più o meno veloce rinascita. Ed effettivamente, se si considera la Juventus dei due settimi posti consecutivi come il prototipo di una squadra in crisi strutturale oltre che di pressochè totale sfiducia dell’ambiente, si vede come proprio il mercato del 2011 fatto da Marotta e Paratici sia stato determinante per operare una svolta radicale. Insieme alla scelta di un allenatore coraggioso e innovativo quale Conte, capace anche di generare subito effetti di pronta juventinità dei quali c’era assoluto bisogno, l’insieme di quattro operazioni furono la base sulla quale si è determinata subito un’inversione di tendenza e poi si è edificato un ciclo.

Viene da chiedersi se qualcuno a Milano, in questo periodo, ha provato a ragionare sulla base degli identikit tecnici che all’epoca funzionarono nella Juventus. Per carità, non esiste una sola strada per riedificare gruppi in crisi e ogni club ha avuto modo nel proprio passato di trovare ricette, lungi perciò da noi l’idea che esista un modello riproducibile sempre e comunque. Però, visto che da quel momento in poi solo più a Torino si è festeggiato lo scudetto e si è esercitata un’egemonia che ha avuto anche effetti in Europa, è bene ricordare quali tipi di presupposti ci fossero alla base di quelle felicissima campagna acquisti. Una sorta di mappa d’orientamento che ha come punti la personalità dei nuovi acquisti e alcuni concetti che non vanno assolutamente trascurati onde evitare una pericolosa tentazione, che risiede nell’idea che il mercato possa essere salvifico, l’unica soluzione.

Ecco la ricetta dell’estate 2011 (che da tifoso juventino, ovviamente, mi auguro non venga riproposta e, detto en passant,  non trovo di facile “copiatura” nel contesto odierno). Prescindo dal dato dell’atto di nascita del nuovo stadio, che non è proprio un dettaglio ininfluente.

1) Un allenatore con un’idea tattica chiara. Gli davano del talebano, ma quel 4-2-4 propugnato immediatamente da Conte è stato decisivco per fornire il primo indirizzo e regalare immediatamente un “sapere” alla squadra.

2) La corretta analisi della stagione precedente. Il settimo posto della Juve di Del Neri era falso. Originato da partite buttate via, non dal gioco espresso o dal parco tecnico, che a mio avviso era di almeno tre posizioni sopra.

3) La rimotivazione di giocatori acquistati precedentemente. Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella. Tutti elementi che avevano fatto parte del naufragio generale ma che possedevano le risorse per fare diventare sicurezze in nuovo progetto tecnico.

4) Pirlo. Un nuovo acquisto come pietra angolare. Un fuoriclasse tutt’altro che esaurito. Un uomo dalla provata esperienza. Un giocatore in grado di trasmettere una cultura della sicurezza.

5) Lichtsteiner. Un giocatore già straordinariamente adattato e adatto al calcio italiano e dal rendimento in crescita. Lo dico sottovoce: oggi Darmian o Glik sono due nomi che a Milano avrebbero dovuto cercare.

6) Vidal. Il centrocampista moderno, dal costo esiguo (10 milioni), che ha la qualità tecnica e agonistica per regalare entusiasmo, il suo primo contributo fornito alla Juve di Conte.

7) Vucinic. L’iniezione di talento in un giocatore certamente altalenante e umorale ma certamente dotato di colpi a sensazione (non mi spiego, in tal senso, la cessione di El Shaarawy). Un potenziale campione che arrivava da una piazza che lo aveva adorato e anche scaricato, perciò con motivazioni di riscatto enormi (quelle che potrebbero avere Callejon o Mertens in una nuova esperienza).

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