E’ l’atto di nascita della Juve degli ultimi anni: l‘operazione 15 punti su 15

Che la Juventus sia tornata nei pensieri di tutti e soprattutto in quelli che l’avevano già data per defunta per la corsa scudetto è evidente da una considerazione che più di ogni altra traduce il sentire collettivo: le quotazioni dei bookmakers circa il successo finale. Le quote possono anche essere gigantesche trappole, ma certamente indicano ciò che si pensa possibile. E in tal senso, il fatto che il Napoli venga considerato il favorito è un pensiero che va oltre il successo sull’Inter: gli azzurri stanno mettendo in mostra un gioco convincente da tempo ed il fattore Higuain è troppo differenziante rispetto alla concorrenza per non regalare la pole position alla sua squadra. Se poi si aggiungono i due pali dell’ultimo minuto colpiti dall’Inter e li si insaporisce con la constazione che una mano l’ha fornita pure Reina, portiere iperaffidabile che non a caso l’anno scorso non c’era, allora si può anche ipotizzare che questi siano segnali da anno giusto. Ma prima di Inter e Roma – appaiate nelle quote, come se il distacco tra loro di 3 punti non contasse per davvero – e prima della Fiorentina – molto distanziata, ha bisogno di ulteriori verifiche per accreditarsi fino in fondo – gli scommettitori considerano la Juventus la vera rivale dei partenopei. Evidentemente il tricolore non si è ancora scolorito e lo 0-3 di Palermo pesa su certe considerazioni, forse per i tiri non subiti da Buffon prima ancora che per i gol fatti e le conseguenti proporzioni del successo Ma più di ogni altra considerazione, a valere è una sensazione che è la vera posta in palio del prossimo turno: la Juventus è in grado di fare filotto. Ed il tema della quinta affermazione consecutiva, che passa obbligatoriamente dalla conquista dei 3 punti all’Olimpico contro una Lazio in decisa crisi di risultati, non sta solo nel dna dei bianconeri di questi ultimi anni, ne è persino l’atto di nascita vera.

Facciamo un po’ di passi indietro e torniamo al primo anno della Juventus di Antonio Conte. Nonostante l’esplosività di certe prestazioni, quella squadra non era immune da passi falsi (mai gravi, se è vero che chiuse il campionato da imbattuta, cosa a inizio anno impossibile anche solo da immaginare). Nel girone di ritorno la sequenza di inciampi fece diagnosticare la famosa “pareggite”, neologismo abbastanza brutto che rendeva perfettamente però la perdita del primato a favore del Milan. Ebbene, quando i bianconeri iniziano la rimonta finale e riescono nel sorpasso a Palermo, hanno l’oppportunità contro la Lazio di ribadire il proprio primato. L’operazione riesce, non senza fatica, o meglio, grazie alla prodezza di un campione che mette il sigillo sullo scudetto andando a “rubare” la punizione ad Andrea Pirlo. E quella parabola tratteggiata da Del Piero resta tra le più importanti della straordinaria carriera del Pinturicchio. Palermo, Lazio: scherzi del calendario, l’oggi assomiglia terribilmente all’altro ieri.

Nel 2012-13, scudetto vinto con relativa facilità stando in testa dalla prima all’ultima giornata, il traguardo della quinta vittoria di fila viene tagliato già nel girone d’andata in un Juventus-Bologna alquanto sofferto. Un altro 2-1 come quello sulla Lazio, con il nuovo fenomeno (non ancora numero 10) che decide di testa la sfida: Paul Pogba. L’operazione 15 punti su 15 riesce anche nel rush finale. E anche stavolta sulla linea del parziale traguardo c’è la Lazio, superata in casa sua da uno 0-2 targato Vidal, in una delle prove più autorevoli della Juve di questo ciclo.
Nel terzo tricolore di Conte i 102 punti finali sono anche figli di filotti ripetuti. Ben 3, variamente sparsi nel calendario. Il primo è nel girone d’andata e viene sancito a Livorno con uno 0-2 firmato dalla nuova coppia d’attacco, formata da Llorente e Tevez. E’ questa la risposta doverosa alla sfilza di 10 vittorie iniziali della Roma di Garcia e ancor più alla clamorosa sconfitta di Firenze, quando la Juve passa da un tranquillo 0-2 alla tempestosa sconfitta per 4-2 con tripletta di un imprendibile Pepito Rossi. Nel ritorno la quinta affermazione arriva a Genova con punizione di Andrea Pirlo in zona Cesarini e il 5 maggio 2014 con Padoin a determinare con l’Atalanta il via alla festa scudetto con due giornate d’anticipo sulla conclusione del torneo (anche se i bianconeri scendono in campo già aritmeticamente sicuri dato lo scivolone della Roma in anticipo).

L’obiezione è presto detta. Ok, tutto questo ben di Dio è però tipico della Juve di Conte, uno che non sopportava i pareggi e voleva sempre prestazioni a mille all’ora, qualsiasi fosse l’avversario, il contesto, il momento e la manifestazione. La controprova arriva da Massimiliano Allegri addirittura subito. Le 5 vittorie in rapida sequenza sono esattamente il suo modo per presentarsi nel nuovo incarico. Il tutto succede in casa con l’Atalanta, con un netto 0-3 che vede il solito Tevez sugli scudi ma anche Buffon protagonista su un rigore calciato da Denis e respinto alla grande e Morata – proprio l’uomo più discusso di oggi – siglare la sua prima rete in bianconero. Perciò, l’idea di vincere venerdì sera e mettere giusto un minimo di pressione su chi sta davanti è del tutto legittimo coltivarla dalle parti di Vinovo. Ricordando però – a proposito di lezioni che si possono trarre da sguardi all’indietro e dal numero 5 – che avrà di fronte un avversario che proprio da 5 giornate non vince più (con 1 solo punto conquistato a fronte di 4 sconfitte) e che però nei primi 5 appuntamenti vissuti all’Olimpico in questo campionato ha saputo mettere sotto Bologna, Udinese, Genoa, Frosinone e Torino, segnando sempre più di un gol.

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