Società rapida e moderna o un totale rinnovamento del reparto offensivo per causa di forza maggiore? La chiave per la Juve del futuro, soprattutto in Europa, è proprio capire quel che sarà di un attacco che in 2 anni non c’è più

Il calcio va veloce e anche la Juventus non ne è esente, addirittura più di quel che si potesse credere soltanto 24 mesi fa: l’attacco dei 102 punti non c’è più, e in quel reparto furono addirittura in sei per metà della stagione, quella decisiva, quella dell’allungo record sulla Roma in campionato e quella anche del mancato assalto all’Europa League con finalissima “in casa” per via dello scoglio Benfica (poi sconfitto in finale dal Siviglia). Sei attaccanti appunto: Carlos Tevez, Fernando Llorente, Sebastian Giovinco, Mirko Vucinic, Fabio Quagliarella e Pablo Osvaldo arrivato in corsa per restare nell’immaginario collettivo grazie al gol dello 0-1 all’Olimpico proprio contro i suoi ex compagni e inseguitori giallorossi.

Ecco, di quell’attacco, dopo il passaggio di Llorente al Siviglia non ne resta più nessuno. Un vortice, un mix di scelte, situazioni e strane combinazioni. Che poi quell’attacco con Antonio Conte avesse inciso quasi solo grazie alla coppia titolare è vero, che Vucinic per esempio avesse presto staccato la spina nonostante fu giocato come carta a sorpresa dal tecnico nell’importante trasferta di Lisbona, che per Giovinco l’arrivo dell’Apache fu l’inizio della fine in bianconero e l’inizio dell’inizio di una nuova imprevista e felice avventura americana è altrettanto vero. Poi Quagliarella spinto verso i cugini del Torino dal club e dalle assillanti telefonate di Giampiero Ventura e, appunto, Osvaldo che mai e poi mai sarebbe stato riscattato piacesse o non piacesse ad Antonio Conte (anche i passi successivi dell’attaccante argentino lo dimostrano).

Ovviamente però è sulla coppia titolare di quella stagione che viene da fermarsi. Tevez che ha voluto a tutti i costi tornare al paese, a costo di non riprendere più l’aereo, costringendo la Juventus a operazioni poco gradite sia sotto il punto di vista tecnico (troppo presto per decidere sui Vadalà, sui Betancourt ecc. secondo l’idea di Paratici). Quanto ha inciso l’addio di Antonio Conte per anticipare l’addio? Difficile dirlo. Llorente addirittura ceduto così come arrivato (cartellino a costo zero): quanto ha inciso la volontà del calciatore? Difficile dirlo. Però Llorente ha visto Mandzukic, ha lanciato Morata, ha intravisto Zaza giocandosi poi l’ultimo posto con lui quando per lui non c’era più posto anche se nessuno gliel’ha detto esplicitamente perché la Juve comunque non mette alla porta nessuno. Non lo fa, ma il risultato è la rivoluzione totale di un reparto magari non centrale in Serie A (fino a prova contraria) ma assolutamente decisivo in Europa. Ogni anno di più. Questo è il vero azzardo Juve. Questo è il motivo per cui si è spinta a certe cifre per Paulo Dybala, la chiave per capire quel che la Juve davvero sarà in questo sua prima vera trasformazione dopo la rinascita del 2012.

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