La finale di Berlino è andata secondo i pronostici della vigilia, ma quante storie dentro questa storia tra Juventus e Barcellona…

Senza essere troppo retorici, senza fermarsi al viaggio 2006-2015, senza neppure guardare gli episodi: ha vinto il più forte (il Barcellona) e ha vinto anche la Juventus che forse per l’ultima volta parte da reale outsider in Champions League dopo la Serie B e il percorso di rinascita messo a stento in piedi 9 anni fa. Tutto è apparentemente così semplice, tutti a loro modo felici, tutto sotto il segno del fair-play. E in effetti i temi della sfida finale di Berlino erano annunciati, tutti verificati, e quindi pronti a entrare nella storia. Sono però immagini, cicli che si aprono e che si chiudono, per quanto siano tutte cose per stretti calciofili a parte l’esito finale, cioè ciò che veramente resterà.

A cosa ci si riferisce? A Xavi che è una presenza spirituale nella partita e che all’ultima della sua incredibile storia in blaugrana alza la coppa al cielo. A Pirlo, emozionato in campo prima, durante e dopo; un argomento nuovo, un lato umano, un altro racconto incredibile che volge al termine. Tra l’altro: i due giocatori che hanno ricondizionato il calcio dopo un decennio di dominio pratico e concettuale del 4-4-2, il modulo di Sacchi ma non solo, la morte del regista messo nello stesso bidone della spazzatura del fantasista. A Buffon che sfiorerà di nuovo il Pallone d’Oro perdendo (nel ruolo) contro un portiere che oggi resta un signor nessuno. A Platini, che dentro avrebbe desiderato consegnare la coppa agli Agnelli ma che fa il presidente super-partes pur non trattendosi dall’abbracciare e consolare i connazionali Evra e Pogba (Blatter se ne dimenticò di scendere dalle tribune per dare la Coppa del Mondo a Cannavaro). A Morata che ora come ora è l’attacco della Juve in faccia al Real Madrid. A Tevez che ci ha provato e anche se un po’ dimenticata ha avuto la cosiddetta “palla buona” ma che da un po’ di tempo non ne aveva più: quando la grinta non basta, l’importante è non far peggio della celebrity ed ex amico Leo Messi.

Si dice così che per la Juventus sia soltanto un nuovo inizio anche se viene difficile pensare che per il Barcellona possa essere l’inizio della fine. Cinque Coppe dei Campioni, di cui 4 negli ultimi 10 anni con 3 allenatori diversi. Giocatori che hanno ancora tanto da dare, soprattutto nel reparto che fa più paura. Ma la paura non scrive la storia, così come non la scrive il coraggio. Di Allegri e Luis Enrique non si sa se vi sarà ancora traccia. Il calcio cambia veloce. Queste sono partite per i giocatori, loro vanno e vengono molto meno di quel che si crede. Nomi ne abbiamo fatti a sufficienza no? O si devono citare altre bandiere generazionali o acquisite come Pique, Busquets, Iniesta, Marchisio e Bonucci?

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