Virtù e vizi del trequartista: Javier Pastore, vecchia conoscenza del calcio italiano che brilla in Coppa America

Il trequartista capace di fare tutti i ruoli, il numero 10 con il numero 21 sulle spalle. Detta così il pensiero va ad un franco-algerino venduto dalla Juventus per poco più di 150 miliardi di Lire una decina d’anni fa. E invece nelle notti italiane di Copa America lo sguardo è per Pastore. Uno che in Italia è passato dal Palermo e che magari qualche anno fa sarebbe anche rimasto a giocarsi il campionato “più bello del mondo” ma nel calcio odierno trova gloria e aspirazioni (e contanti) nella Parigi degli sceicchi.

La crescita di Pastore forse è completata. Numero dieci vero, nella squadra nel quale il 10 sta benissimo tra la d e la s di “D10S”. Poco moderno, forse. Javier Pastore è questo. Un talento immenso espresso a sprazzi, nel più classico dei “potrebbe fare di più”. Poi decide di provare a fare di più. Ed è nostalgia, da questo spicchio d’Europa che negli anni ha perso un numero dieci così. Perché oggi in Serie A un calciatore con le caratteristiche di Pastore non esiste. E quando si inserisce tra le linee e dal limite dell’area segna una rete da trequartista puro la sensazione è che questa sia la sua Copa America. Quella della consacrazione definitiva. Protagonista assoluto, senza gol, nella prima partita, sempre contro il Paraguay, riesce poi a incidere in semifinale. Gioca tutte le partite. E segna. Gli mancava ancora il gol, come se quella maglia gli mettesse soggezione. Aveva segnato solo una volta: 6 anni fa a Barcellona in una partita non-ufficiale contro la nazionale non riconosciuta della Catalogna. Questa è un’altra storia.

E questo è un altro Pastore. Sarebbe l’interno di destra a metà campo nel 4-3-3 del Tata Martino ma in pratica è il solito anarchico con il numero ventuno. Va dovunque. E spesso gioca tra le linee, sfruttando anche il vuoto che compagni di squadra e avversari gli lasciano. Poi, a tratti, si assenta. Ma quando ha il pallone dà spettacolo. Parte da destra ma è spesso anche nell’altra corsia. Il modulo sembra cambiare in corsa, piegato anche all’anarchia di un classe 1989 che probabilmente non cambierà mai. Il gol del 3-1 con il quale l’Argentina chiude virtualmente la pratica Paraguay è la rappresentazione di campo del ruolo di Pastore in questa squadra: porta palla accentrandosi sulla trequarti, poi trova lo spiraglio per un compagno. Croce e delizia: sul gol del Paraguay dovrebbe anticipare di testa l’avversario ma si piega, come spaventato. Pastore incarna virtù e vizi del trequartista. Cambia passo quando e come vuole, assist e gol. E almeno altre tre conclusioni pericolose, sempre giocando lì. Da trequartista puro. Da numero dieci con il ventuno. Quello che oggi al nostro calcio manca tanto. E un pizzico di nostalgia accompagna la notte guardando la Coppa America. Se fossimo stati in grado di tenere quel Pastore oggi forse avremmo un potenziale fenomeno in più. E poi, potenziale, fino ad un certo punto.

Argentina – Paraguay 6-1 [GOL & HIGHLIGHTS]

CONDIVIDI