Se Juventus e Real Madrid tengono saldo il primato a Mourinho i 7 punti di vantaggio non bastano. I rischi della Premier

Mentre in Francia e Spagna c’è grande equilibrio in vetta alla classifica con diverse pretendenti al titolo (nel primo caso con una carta sorpresa visto l’andamento altalenante del Psg), in Germania, Italia e Inghilterra il margine di vantaggio di Bayern, Chelsea e Juventus è rassicurante. Perché non è certo poca la serenità che hai quando puoi concederti almeno due sconfitte senza vedere intaccato il primato. Oltre al fatto che nel caso delle formazioni di Guardiola e di Allegri la continuità con il rendimento dei precedenti campionati è un’ulteriore forma di garanzia per il futuro. Nel caso di Mourinho, invece, il discorso è diverso. E non è solo la lezione della scorsa edizione di Premier League, quando il Liverpool – anche per colpa proprio del Chelsea – andò a buttare via la vittoria finale nonostante fosse in testa. Per lo Special One è questione molto diversa e riguarda la struttura stessa del calcio inglese dove, a sentir lui, si possono perdere punti con tutti. Cosa che non succede né in Serie A né in Liga, dove lo scarto tra piccole e grandi è più accentuato: sul cammino di Juventus, Real Madrid o Barcellona gli ostacoli sono molto pochi. Poiché il parere è stato espresso da uno che ha frequentato questi tornei è corretto ritenere sensata la sua valutazione. Ovviamente per sottoporla a verifica e constatare se Mourinho sta navigando nella solita idea – alzo il valore del calcio inglese per ingigantire ancor più i miei meriti da dominatore – oppure se è realmente così e conseguentemente, dovremmo solo aspettare gli scontri diretti tra le big italiane e spagnole. Tutto il resto sarebbe noia (o quasi).

Se come campione d’analisi si prende la stagione passata, la Juventus di Conte sembrerebbe dare ragione a Mourinho. Ma è anche vero che l’eccezionalità del primato dei 102 punti non dovrebbe essere presa a fondamento della tesi. Resta il fatto che contro la parte destra della classifica i bianconeri hanno conquistato 60 punti sui 60 a disposizione. Numeri sconvolgenti, che rendono bene l’idea del gap. E’ ancora presto per dire che anche Allegri si è comportato allo stesso modo, ma ciò che emerge dalle 22 giornate disputate quest’anno suggerisce un comportamento non molto dissimile. Solo a fine stagione scopriremo chi è arrivato nelle ultime dieci, può darsi che ci entreranno Sassuolo, Udinese o Genoa, club con i quali la Juve ha perso punti. Ma certamente con le piccole non ci sono mai stati problemi.

Andiamo a indagare adesso il Real Madrid di Ancelotti, capolista della Liga nonostante il poker incassato nel derby. Cristiano Ronaldo e compagni non hanno mai pareggiato in campionato, andando però incontro a 4 sconfitte: 2 con l’Atletico Madrid, una con il Valencia e una sul campo della Real Sociedad, squadra attualmente al dodicesimo posto. Mourinho ha insomma ragione, ma un’eccezione esiste (e chissà se peserà nella classifica finale).

E il suo Chelsea? 24 giornate disputate, con 5 pareggi e 2 sconfitte a carico dei Blues. Il tecnico ha qualche ragione. La sconfitta con il Newcastle di centroclassifica e il pareggio con il Sunderland impegnato nella lotta per salvarsi dice che sì, effettivamente in Premier c’è qualche rischio in più o – se preferite – un equilibrio maggiore. Almeno rispetto alla Liga, mentre in serie A, in fondo, lo 0-0 tra Udinese e Juventus dice che anche da noi non è facile affrontare squadre capaci di difendersi con organizzazione e di riproporsi con ripartenze efficaci.

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