Una conferenza stampa di presentazione densa di propositi

Per certi versi, la conferenza di presentazione della nuova stagione della Juventus edizione 2015-16, avvenuta con la presenza di Beppe Marotta e di Masimiliano Allegri, ha avuto un’importanza pari a quella che vide Antonio Conte lanciare una serie di concetti fondamentali per riedificare una squadra reduce da un periodo buio. Non avrà la stesso eco mediatica, travolta com’è l’attualità dall’idea che prima o poi debba arrivare il trequartista che manca ai bianconeri. Ed invece, esattamente come il predecessore annunciò la necessità di una Juve capace di “fare la partita” e di avere una precisa idea di gioco fondata su una ricerca continua di soluzioni a memoria (incarnate inizialmente nel 4-2-4), le prime parole di Allegri si pongono come un vero e proprio manifesto con punti qualificanti che costituiranno una possibile base di valutazione per i risultati che si otterranno. Un programma di rinnovamento vero, rischioso il giusto ma anche necessario: questo è ciò che suggerisce la giornata del 20 luglio 2015, alla quale è mancata giusto uno slogan forte per proporsi come riferimento per il futuro che verrà.

L’Allegri pensiero si edifica attraverso questi presupposti:

1) La coincidenza delle idee della società e del tecnico. Il mister bianconero sembra particolarmente soddisfatto di quanto finora preparato dalla dirigenza. Non tanto per questo o quel giocatore, sebbene non debba sfuggire il franco apprezzamento per Khedira, promosso a pietra angolare di un’idea di gioco più tecnica e “intelligente” rispetto al furore agonistico incarnato da Vidal (e raffreddato opportunamente dalla lucida regia di Pirlo). Ciò che sta come principio fondante e fondamentale della nuova Juve è la politica di ringiovanimento profondo, “i 10 ragazzi nati tra il 1991 e il 1996”, per citare l’allenatore. L’idea è che con loro si possa rinvigorire un ciclo, dare una sicurezza in termini di prospettiva. Traducendo in risultati: non uscire dalla zona delle grandi d’Europa guadagnata in anticipo sui tempi nel 2015. Dimostrare cioè che la Juve è tornata a essere la concorrente naturale di Bayern o Barcellona, non la versione italiana di Borussia Dortmund o Atletico Madrid (o anche Inter, scomparsa dai radar nostrani ed europei dopo l’exploit del 2010).

2) Il miglioramento degli acquisti dell’anno scorso. Più celebrato e appariscente Morata, più continuo Pereyra. In ogni caso, due giocatori che al primo anno hanno fatto molto bene e la cui crescita potrebbe essere uno dei fattori determinanti per la stagione. Avete presente Camoranesi o Trezeguet? Pensate al loro primo anno e a ciò che sono diventati dopo e capite così come non è necessariamente attraverso gli ultimi colpi di mercato che si possono determinare sorprese positive.

3) Il valore del gruppo storico. Non lo si sottolinea mai abbastanza, ma per fare le grandi imprese bisogna che siano proprio i fedelissimi a funzionare. Ed in questo per la Juve c’è ancora una sensibile differenza con Inter e Milan che pure si stanno rafforzando. Semmai, è la Roma che può ambire a grandi traguardi perchè possiede un buon numero di giocatori “consolidati”. O al limite il Napoli, se Sarri riuscirà a ritrovare un Hamsik perduto da tempo.

4) “Vogliamo giocare meglio e migliorare le individualità”. Il primo Allegri ha insistito sempre, persino al termine delle imprese europee, sul concetto che il potenziale tecnico della Juventus potesse dare frutti migliori. Oggi la sfida è su una qualità superiore che passa anche attraverso una maggiore sicurezza dei singoli. Ed è questa, insieme, anche l’incognita maggiore e pure più affascinante, perchè Pirlo, Tevez o Vidal fornivano un contributo vario e rilevantissimo su questa percezione interna alla squadra. Allegri però ha già dimostrato di coltivare il metodo della pazienza, preferisce un approccio tranquillo e una crescita graduale, come ha dimostrato in Champions League uscendo alla distanza. Sarà questo il modo per preparare l’ingresso dei nuovi e forse sarà Dybala il test più significativo in tal senso perchè da lui la Juve può ricevere ciò che ancora non sa e che potrebbe essere moltissimo.

CONDIVIDI