Le scene dell’avventura di David Luiz in Champions League

Nel bene e nel male, i tifosi del Psg – e probabilmente non solo loro – ricorderanno l’avventura di questa edizione di Champions League attraverso le gesta di David Luiz. Che sarà per la faccia così riconoscibile, sarà perché se le va a cercare, è stato molto più protagonista di tutti gli altri: di un Ibrahimovic che a questo punto davvero la coppa non la vincerà mai anche perché troppo episodico è il suo contributo. E di un Verratti che continua nel suo processo di crescita ed esperienza e che – particolare non secondario anche per le sorti della Nazionale – lo si vede al Campo Nou lottare non poco, darle e prenderle, anche se ricevuta palla appena dentro l’area avrebbe dovuto prendere meglio la mira, almeno per poter dire un giorno: “io al Barcellona ho fatto gol”. Altri più titolati di me, per ruolo e curriculum, non ci sono neanche andati vicino.

La sceneggiatura del film che vede David Luiz protagonista è fin troppo semplice, talmente sono stati tanti e fondamentali gli episodi che lo vedono al centro della scena. Chissà se adesso a Parigi qualcuno sta già facendo i conti studiando il saldo tra capitale investito ed effettiva resa. Più modestamente, affinché l’opera (realistica, non di finzione) sia più completa, suggeriamo di non dimenticare alcuni episodi, magari minori, ma ugualmente significativi per dare ancor più spessore a un personaggio che ha comunque l’aspetto simpatico, anche se rischia di diventare l’icona della sconfitta atroce. Come non dimenticare gli orrori di Brasile-Germania 1-7 in tal senso?

Intanto, se la Catalunya è la fine della storia, è anche vero che la narrazione può essere circolare e rappresentare un altro Psg-Barcellona. Perché non va trascurato che al decimo minuto dell’esordio casalingo dei parigini nel girone, proprio David Luiz è andato a firmare la rete del momentaneo vantaggio dei padroni di casa su Messi e compagni, usciti sconfitti per 3-2. Altra epoca, altre prospettive. Quella vittoria illuse un po’ tutti, anche se rimane come un fiore all’occhiello della stagione.

Poi ci sono gli ottavi: Psg-Chelsea 1-1, David Luiz tocca più palloni di chiunque altro ed è anche colui che più picchia se c’è da picchiare. Il risultato non è un granché, ma la sensazione è che i brasiliano si sia ritrovato. Ed è fantastico quando, non visto dall’arbitro, sposta la schiuma d’ordinanza un po’ in avanti per far calciare una punizione di Ibrahimovic da una migliore posizione. Un trucchetto che lo svedese non sfrutta.

Al ritorno è David Luiz a garantire a 5 minuti dal termine il gol che vale i supplementari. E poteva segnare persino prima su una punizione sulla quale Courtois sfodera un autentico miracolo. L’abbraccio finale con Blanc, con il giocatore che va a cercare il mister, quasi sorpreso, la dice lunga sul fatto che forse nell’ambiente non ci credessero molto alla qualificazione o più semplicemente, che se la sono goduta molto a guadagnarsela a Londra.

Infine, ieri. Lasciamo perdere i 2 gol presi e la valutazione di Gianluca Vialli: “La verità è molto semplice: David Luiz non è un difensore”. Ma può fare il centrocampista centrale uno che al secondo minuto va per impostare, si allunga il pallone, entra in tackle su Rakitic per evitare guai e si carica di un cartellino giallo immediatamente? Una scena da horror calcistico, giusto per chiudere prima del The End.

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