Dove c’è una respinta, c’è lui

Quando nel calcio si parla di opportunismo in area di rigore è quasi obbligatorio associare a questa qualità i volti, i gol e perfino le esultanze di Paolo Rossi e Pippo Inzaghi. Attaccanti considerati a torto come fortunati, laddove invece esprimevano grande astuzia e intelligenza nel capire dove si sarebbe trovata la palla da battere a colpo sicuro. Gol magari non bellissimi, per quanto non ne manchino nella loro collezione, spesso e volentieri a porta vuota, segni evidenti nell’arte della cosiddetta rapina, che si riesce a fare sul terreno verde solo sapendo nascondersi bene. Ed è proprio in questa “invisibilità” apparente – perdonate l’ossimoro – che si conteneva la loro grandezza e la quasi totale inafferrabilità per i difensori, fermi sul posto mentre loro apparivano chissà da dove.

Carlitos Tevez è l’opposto. Impossibile non vederlo, non registrare le scosse telluriche dei suoi movimenti continui, non essere coinvolti dal suo desiderio di possesso nei confronti della sfera. Eppure, grazie a lui e alla sua versione 2014-15, scorgiamo una nuova dimensione dell’opportunismo: la ferocia. In questo campionato, ha già realizzato 4 gol andando a raccogliere palloni sporchi, non indirizzati a lui, vaganti in area di rigore. E’ successo con l’Udinese, su un cross deviato di Lichtsteiner, arrivando a 100 all’ora per scoccare la freccia. E poi nell’area affollata di Bergamo, più veloce e coordinato di Vidal che pure lo anticipava; con il Parma su un suo stesso tiro, respinto come poteva da Mirante; infine a Cagliari, dove già si celebrava la sua astinenza da gol, sulla corta respinta di Cragno.

E’ non mangiandosi i gol “facili” (o se volete essere più precisi, “possibili”), che si divorano le partite.

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