Pregi e difetti di Garcia e Allegri in Roma-Juventus 2015

Roma-Juventus 1-1 presenta un verdetto interlocutorio per quanto riguarda il destino del campionato, sebbene mediaticamente stiano suonando le campane a porto sullo scudetto. La Juve non va a +12 e quindi resta potenzialmente a rischio suicidio (tale sarebbe farsi rimontare un vantaggio più cospicuo di quello della scorsa stagione alla sesta di ritorno, quando aveva 9 punti di vantaggio ma i giallorossi dovevano recuperare una partita). La Roma non è totalmente fuori dai giochi ma la classifica parla chiaro: sono molto più vicine e sono molte di più le squadre che ha alle proprie spalle (Napoli, Lazio e Fiorentina: quasi un esercito da controllare).

Non è stata una sfida culturale tra due modelli di gioco. Semmai, nella poca produzione offensiva determinata dalle due squadre, si è visto ciò che in questo momento Roma e Juve sanno mettere sul campo, con pregi e difetti piuttosto evidenti. La sensazione è che gli uni e gli altri abbiano una fortuna e che questo possa servire molto nel proseguimento della stagione, anche nella versione europea: gli allenatori conoscono i limiti contingenti e forse anche quelli strutturali. Non è tempo, né ci sono le condizioni per voli pindarici, per azzardi, per esperimenti, per ritmi più alti e più rischiosi. Lo spettacolo offerto non è dei più brillanti ma i conti si fanno alla fine e potrebbero presentare per entrambi saldi positivi.

Garcia convive da tempo con una squadra che non sa più imporsi in casa. Il sesto pareggio consecutivo all’Olimpico fa pensare che la malattia sia ben più profonda di quel che si pensasse quando si è manifestata alle origini. Per curarla, la Roma viaggia a bassissima velocità cercando un episodio favorevole e qualche soluzione innovativa (gli inserimenti centrali di Keita, anche se quello premiato è uno stacco da calcio di punizione laterale). Produce pochissimo, ma ha una panchina che garantisce grande intensità e verve quando sembra ormai tutto perduto. Il che fa pensare a due cose: la prima è la forza della rosa (l’abbiamo dimenticato, ma a inizio anno si pensava che su questo piano le alternative in mano al tecnico francese e la qualità tecnica delle riserve fosse superiore alla Juventus). La seconda è che la Roma 2014-15 ha una forza caratteriale che ha sì bisogno di essere sollecitata e che spesso agisce solo in termini di risposta, ma esiste ed è un valore che in Europa League potrebbe fare la differenza. Sarebbe però stato meglio non trovarsi nell’urna una Fiorentina che su cadenze normali può risultare superiore ai giallorossi.

Allegri ha probabilmente utilizzato lo scontro diretto del campionato per fare le prove generali di Dortmund. Il 3-5-2 non è più quello Contiano, non presenta esterni alti in fase di possesso, non manifesta intenzioni aggressive che oggi la Juve non sa più proporre. E’ un sistema che rielabora l’antica organizzazione difensiva del buon calcio all’italiana combinandola con ripartenze nelle quali gli interni di centrocampo – Pereyra e Vidal – sono fondamentali e appaiono ritrovati. Una squadra compatta quando riparte, ecco ciò che funziona. Resta da chiedersi perché il killer istinct continui a latitare: sono troppi gli episodi in tal senso e non solo in campionato. Milan, Cesena, Atalanta, Roma e Borussia Dortmund: a prescindere dal risultato finale, 5 gare nel recente periodo hanno visto i bianconeri farsi rimontare trovatisi in vantaggio. Troppe per non preoccuparsi.

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