Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima è brasiliano, è il faro scelto da Walter Mazzarri per la sua Inter

Era nel 2009 inopinatamente uno dei 5 migliori Under 23 al mondo quando incantava ogni volta di più nelle sue 100 presenze da uomo cardine, calamita danzante, del glorioso club del San Paolo. Non un club qualunque, un punto d’approdo in patria. Eppure Hernanes viene “visto” ormai quattordicenne quando ancora gioca nel club del suo paesino e il pomeriggio con gli amici di sempre. Poi l’Italia, la Lazio, Lotito, il quale brucia i tentennamenti proprio da parte dell’Inter nell’estate del 2010: in tripla cifra le presenze con i biancocelesti, traguardi perfino impensabili (qualificazione costante in Europa e una Coppa Italia clamorosa in una finale del tutto speciale contro la Roma), addirittura 1 gol ogni 3 partite, media mai avuta in precedenza in Brasile vuoi per la maturità non ancora acquisita, vuoi per la posizione molto più arretrata in campo. Da regista puro. Non da intermedio, non da mezz’ala, tantomeno da trequartista.

Perché Hernanes è tutto sommato un atipico per come intendono il calcio in Europa. Eppure illustri nomi che di calcio brasiliano se ne intendono si sono pronunciati chiaramente: Hernanes è come Deco, può giocare “alto” o “basso”, ma certamente deve toccare tanti palloni. D’altronde Hernanes è un brasiliano vecchia maniera. Sarebbe stato nel gruppo del 1982, quello che poteva venire eliminato soltanto dall’Italia di un certo Enzo Bearzot, fatto di un calcio bailado davvero e costruito sul fraseggio corto e apparentemente compassato. Barlume poi dell’accelerazione improvvisa che fulmina l’avversario. Oppure apripista per un tiro micidiale, liberato da marcature, effettuato dalla media distanza. Junior, Falcao, Socrates e Zico. C’erano loro. E della loro scuola Hernanes prende i tempi da passista e la capacità balistica ad altissima precisione con entrambi i piedi pur essendo un evidente destro naturale.

Gianni Brera oggi lo definirebbe un calciatore di cucitura, prezioso a tessere la tela, amante del passaggio corto (ecco perché non reggono i paragoni fatti in orbita Inter che in lui rivedrebbero Veron, giocatore più atletico e soprattutto in possesso di lanci lunghi capaci di tagliare il campo in mille fette). Addirittura guardandolo in Brasile appena prima del trasferimento in Italia veniva quasi il dubbio non potesse sostenere i ritmi europei. Tantomeno le pressioni sul portatore di palla. E invece con una buona dose di eleganza, una discreta capacità di lotta (ma guai lasciarlo al duello frontale contro i grandi mediani alla Vidal) e un acume che gli va riconosciuto Hernanes s’è conquistato la stima di fior di allenatori e di tutti gli addetti ai lavori. Sia chiaro: decentrato non può giocare, lì le geometrie e la bacchetta si smarriscono nell’asimmetria del campo e delle posizioni. Chi lo prende puntandoci forte deve saperlo: a lui gli occhi, oppure nulla. A meno di non mettergli vicino giocatori molto simili a lui cercando di inventare un nuovo Tiki-Taka in salsa verdetto, paradigma calcistico che ormai non si vede sulla scena internazionale da qualcosa come 32 anni.

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