La sponda nerazzurra di Milano sta sempre più stretta all’estremo difensore sloveno

Giunto ormai al terzo anno in nerazzurro, il portierone sloveno Samir Handanovic si trova fuori dai radar internazionali che meriterebbe. Perché di grande portiere si tratta, estremo difensore che unisce fisico, reattività e intuito nonostante il suo stile ancora piuttosto tradizionale di interpretare il ruolo di numero uno. La sua dimensione però a Milano si sta relativizzando, anzi costretto a partecipare attivamente ad alcune delle debacle in cui è incappata l’Inter sotto le gestioni di Stramaccioni prima e Walter Mazzarri dopo. Una parabola che non sembra avere ancora termine, senza dimenticare che lo stesso Handanovic è piuttosto inquieto ormai da un anno e mezzo, cioè da quando la società d’appartenenza gli negò una possibile quanto credibile trattativa con il Barcellona che cercava già il dopo Valdes, individuato poi nel portiere tedesco Ter Stegen.

Il punto è che Handanovic, nonostante la depressione generale che vige ad Appiano Gentile, dimostra in qualche modo quanto il solo campionato italiano gli stia stretto. Fin qui, incluso il 2-2 interno contro il Verona, il suo torneo con l’Inter ha inanellato tre rigori parati su altrettanti calciati contro. Che fosse uno specialista in tema lo si era dedotto già dai tempi di Udine, dove esplose agli ordini di Guidolin, però parare al Friuli e parare a San Siro (con tutto il rispetto) non è la stessa cosa. Nessuno in Italia può vantare di meglio. Ma sono prodezze che a fronte di questi risultati eppure rimangono, non vanno neppure in copertina. Come un Fabrizio Lorieri qualunque, portiere anni ’80 che si esaltava solo quando riceveva 30 tiri in porta a partita ai tempi della sua militanza ad Ascoli. Vien proprio da pensare che questo Handanovic con questa Inter, a questo punto, non c’entro proprio più davvero nulla.

 

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