Il Napoli è in subbuglio e in tanti dimenticano uno dei vuoti chiave dell’improvviso blackout nella scalata al vertice della Serie A dei partenopei, ovvero Marek Hamsik, il calciatore simbolo dopo la partenza di Cavani e Lavezzi.

Ultimo dei “tenori” di quel cambio di passo, dopo gli anni della B e gli stenti con Donadoni già sotto la gestione De Laurentiis, Hamisk è il vero problema segreto di Rafa Benitez, la chiave irrisolta del rebus. Ma la domanda è ancora alla radice: l’involuzione e il momentaneo declino dello slovacco sono più imputabili al tecnico spagnolo o allo stesso giocatore? Intorno ad Hamisk è cambiato tutto, compagni, sistema e adesso anche l’atmosfera del San Paolo.

Ed è dal campionissimo che ci si attenderebbe a questo punto che prenda la situazione in pugno: nel male c’è in genere anche un bene, in più arriva un allenatore blasonato che lo mette al centro di tutto. Quindi trequartista puro con due uomini alle spalle, non interno di spinta e inserimento come gli chiedeva (e forse aveva ragione Mazzarri), cioè Benitez ha fatto ciò che un tecnico internazionale avrebbe fatto, cioè far giocare Hamsik dove fece cose buonissime con la nazionale slovacca nel mondiale sudafricano 2010 eliminando anche l’Italia di Lippi nel girone eliminatorio. Cioè dove lo stesso Hamsik ha sempre desiderato giocare fin quando stupiva nella Primavera del Brescia. E quindi la “colpa” è chiara, Benitez ne ha mille altre, ma non questa.

Adesso tocca soltanto al calciatore cambiare la stagione del Napoli e ridare spinta a una carriera che sembrava destinata a un grandissimo club internazionale. E fin qui, giustamente, il passo non è ancora avvenuto.

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