Ecco perché Walter Mazzarri dovrà puntare da subito sul centrocampista sudamericano…

Un cileno come Arturo Vidal, anche lui duttile, combattivo, pronto a ogni sacrificio, però diverso: Gary Medel sta all’Inter in maniera differente da come Vidal è entrato nella Juve di Conte. Innanzitutto è diverso: meno personalità oltre la linea del centrocampo, ma affamato e capace di coprire molte falle dei compagni o eventualmente strutturali. Medel è un jolly non jolly, non difensore come si è visto ai Mondiali (ruolo di emergenza ricoperto da soldato di primissima caratura) sì mediano di rottura, conquista e primo scarico al compagno più vicino. Un Mascherano meno autorevole, ma con una voglia grande così. E tanta esperienza accumulata tra l’Università Catolica in patria, il Boca Juniors in Argentina (posto e maglia che temprano alle pressioni) poi Siviglia. Lì, tra l’altro, lo aveva notato Bigon per il Napoli di Mazzarri: avrebbe dovuto essere l’evoluzione definitiva di Michele Pazienza, e lo sarebbe certamente stato. Anche più di Gokhan Inler, che poi arrivò e fu da subito costretto a ruoli di rincorsa a cui è votato solo fino a un certo punto. Tant’è che servì inserire Behrami in quel centrocampo.

Insomma, Mazzarri a distanza di tempo lo ha capito: se non posso avere Mascherano e Cambiasso è ormai in età pensionabile allora prendo questo Medel, “il Pitbull” ritenuto fondamentale per lo sviluppo del gioco e l’equilibrio generale che chiede il tecnico toscano alla sua Inter 2.0. Quest’anno non può sbagliare, Mazzarri. Allora è partito dalla ricostruzione dell’asse centrale (anche Vidic, Osvaldo e lo stesso M’Vila). Ma Medel sarà presto irrinunciabile, entrato nella storia del calcio gallese come acquisto più caro della storia (13 milioni di euro al retrocesso Cardiff) e adesso entrato in silenzio nell’organico nerazzurro che di parole non ha davvero più bisogno.
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