Cosa rivelano gli ultimi 4 anni nella retroguardia bianconera

I difensori non producono sogni e conseguenti titoli a effetto. Quanto ai giocatori che rimangono (crescendo, migliorando, cambiando, evolvendosi in altri ruoli e con nuove funzioni) sono i protagonisti meno raccontati delle estati che si susseguono puntuali, una dopo l’altra, a favoleggiare di questo o quel top player, di questo o quel bomber. Tutto normale, tutto ovvio, tutto così tradizionale. Se non ci fosse poi la realtà a dire esattamente un’altra verità che in quanto tale non la si riesce a guardare in faccia fino in fondo.

La premessa per dire che in data martedì 11 agosto su La Gazzetta dello Sport on line, nel pieno del pomeriggio, si indicavano le necessità impellenti intorno alla campagna acquisti delle sette sorelle (usiamo la definizione in voga negli anni novanta, anche se forse non più così opportuna). E tra le presunte sette contendenti per il titolo di campione d’Italia – o quantomeno per una posizione di vertice – solo per due (Roma e Napoli) si paventava la necessità di un intervento prioritario nel settore difensivo. Eppure, è dietro, nel reparto arretrato, che si dovrebbe guardare con maggiore attenzione. E’ lì che si vincono gli scudetti, si suole dire non appena una squadra inizia a tradire qualche scompenso imprevisto. Ed è tutt’altro che un luogo comune. Mentre raramente la classifica cannonieri vede un’identificazione tra re dei bomber e squadra regina del campionato, la coincidenza tra miglior difesa e formazione leader è quasi un’assioma. Tranquilli, il buon vecchio spirito del calcio all’italiana, il primo non prenderle o il catenaccio non c’entrano realmente più nulla. A contare è ciò che oggi i mister chiamano equilibrio, quel delicato lavoro di sintesi che si fa tra i reparti tanto in fase di possesso che nel suo contrario. Ed è lì che si costruisce la vera barriera per gli avversari, che diventa insormontabile o quasi se poi si hanno i giusti interpreti e gli si permette anche di sbagliare. Perchè se il valore c’è, il tempo finisce per dare ragione.

Prendete gli ultimi 4 campionati colorati di bianconero. Nel primo anno di Conte la Juventus colpisce per aggressività, tanto da insediarsi nell’immaginatio collettivo (e non solo dei suoi sostenitori) come squadra dalla vocazione prettamente e irriducibilmente offensiva. Tutto vero, ma la forza e la concretezza dei risultati ottenuti si basava su una difesa in grado di subire solo 20 gol in 38 partite. I nomi? Buffon (che un anno prima era in discussione); Lichtsteiner (un nuovo acquisto di sicuro rendimento); Bonucci (criticato all’epoca Del Neri, ma anche in quel torneo per metà percorso fece bene); Barzagli (la cui esperienza era un patrimonio quasi certo); Chiellini (che nel 2010, terribile stagione per la juve, fu uno dei pochi a dimostrare tenuta); Caceres (arrivato a gennaio).

I nomi dicono tutto: sono esattamente i componenti della Juve di oggi, vincono il tricolore da quattro anni e in questo lasso di tempo sono stati di gran lunga la migliore difesa italiana, oscillando tra 20 e 24 reti incassate. Un vero e proprio governo saldo, forse non fa notizia perchè in Italia non siamo abituati a certe persistenze politiche, il racconto dello sport non è altro che una versione “simpatica” e “agonistica” di una cultura sedimentata altrove.

Ok, la Juve. Ma il resto? Il resto è ancora più rilevante. Perchè anche le principali sfidanti piazzatesi nei posti che garantiscono la qualificazione in Champions League hanno nella difesa il loro punto qualificante. Non c’è eccezione, se non l’inserimento dell’Inter di Mazzarri nel 2014, quinta in classifica e terza a pari merito con il Napoli come reparto meno battuto.

E c’è ancora un dato a colpire. Nei quattro anni di dominio bianconero, Buffon ha avuto un rendimento di altissimo livello, nonostante a fasi alterne qualcuno ne auspicasse o prevedesse un più o meno rapido pensionamento. Chi ha contrastato la Juve nelle posizioni di testa, ha cambiato il proprio numero 1: Milan, Udinese, Napoli e Roma. Unica eccezione la Lazio con Federico Marchetti, che però ha attraversato qualche tempesta per riuscire a salvare il posto.

CONDIVIDI