In ogni grande competizione che si rispetti, c’è sempre La Grande Delusa così come c’è anche sempre La Grande Rivelazione, e magari in questo Mondiale brasiliano la seconda parte della recita potrebbe spettare alla Francia di Didier Deschamps. Si tratta di parametri del tutto soggettivi, costruiti però sulle diffuse aspettative dei cosiddetti “esperti”.

La Francia, questa Francia, ha qualcosa però da mettere in campo (da outsider, ripetiamolo): un allenatore come Deschamps non troppo spavaldo, anzi concreto, è abituato ad agire con quello che ha, fino anche a stupire come accaduto in una celebre edizione della Champions League con il suo Monaco, persa poi soltanto in finale contro il Porto di Mourinho. Poi ci si mette anche il girone, con Svizzera, Ecuador e Honduras (roba da girone preliminare di qualificazione). Poi ancora alcune complicazioni per Ribery, giocatore più rappresentativo, che fanno della Francia veramente una nazionale dimenticata dai più.

I transalpini però hanno un organico di tutto rispetto (per i nomi andate su Wikipedia, il 90% li conoscete se solo guardate Sky anche solo un’ora e mezza al giorno) più quel Paul Pogba che sarà l’unica vera attrattiva per gli occhi degli osservatori di calcio internazionali. Un organico che produrrà quasi certamente, grazie alle idee di Deschamps, una difesa compatta e finalmente con elementi di alto livello senza particolari senatori-cariatidi da dover presentare per forza e un centrocampo di primissimo livello.

Attacco zero, o quasi. Ma la Francia è storicamente questa. Anche se non si gioca in Francia, dove su l’inizio di tutto per una nazionale che aveva fatto proprio soltanto l’Europeo 1984. E poi, in fondo, stupire non vuole dire vincere ma anche solo semplicemente vedere qualcuno trangugiare amaro.

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