Il buco nero della Fiorentina dentro il quale è precipitata una prospettiva di crescita

Rischia molto la Fiorentina. La sua stagione è appesa a un filo. In caso di approdo alla finale di Europa League sarebbe un vero successo ancor prima del verdetto conclusivo, che potrebbe portarla laddove negli ultimi anni ha sempre mirato senza mai centrare l’obiettivo: la partecipazione alla Champions League. Ma il traguardo di Varsavia andrebbe valorizzato comunque e confermerebbe un’impressione molto forte spesso regalata dalla squadra di Montella, più che mai brillante nei confronti diretti. E aver messo in riga club come Roma, Tottenham, Dinamo Kiev e Siviglia (detentore per di più del trofeo) costituirebbe la prova definitiva del grandissimo percorso viola.

Grande ma in maniera episodica, si direbbe. Ed oggi che è tutto a rischio, con la possibilità di un crollo verticale in caso di ulteriori sconfitte in campionato. Adesso c’è la Juventus, non proprio un ostacolo di poco conto considerando la sua fame di scudetto. Ma il rischio del quarto stop consecutivo è concreto e potrebbe portare i viola dal giocarsi il grande sogno da giovedì prossimo e vivere il contemporaneo incubo di trovarsi alla fine con un clamoroso pugno di mosche in mano.

Al netto degli infortuni – buon ultimo quello di Babacar – che hanno caratterizzato l’annata, il problema della Fiorentina è l’assoluta assenza di continuità. Diventa difficile progettare e costruire qualcosa d’importante se non si riescono mai a ottenere tre vittorie in serie. Ed è interessante vedere i momenti nei quali questo evento si è concretizzato perché qui, in queste gare, si è registrato il buco nero dentro il quale è precipitata una prospettiva di crescita che era legittimo aspettarsi dopo il quarto posto raggiunto nello scorso torneo.

Il primo stop in tal senso è giustificabile. E risale, guarda caso, proprio a un girone fa quando la Fiorentina non va oltre lo 0-0 in casa con la Juventus dopo due successi maturati nelle gare precedenti. Non va neanche vicino alla conquista dei 3 punti, in quella serata. Ma non rischia neanche un po’ e il pareggio non può certo considerarsi grave e semmai suona a conferma di quell’impianto di gioco “spagnoleggiante” che già in altre occasioni recenti aveva imbrigliato i campioni d’Italia in carica.

E’ ancora un big-match, stavolta con la Roma alla prima di ritorno, a impedire il salto in avanti. L’1-1 del Franchi però col senno di poi, è istruttivo. In quell’incontro Montella estrae i codici che gli permetteranno successivamente di mettere sotto scacco gli avversari incontrandoli in Europa League.

Decisamente più grave è quanto succede con il Torino. La possibilità della terza affermazione di fila sfuma in un finale convulso: gol di Salah, illusione momentanea e risposta di Vives. Quei tre punti mancati impediscono ai viola di raggiungere un quarto posto che avrebbe potuto rappresentare una rampa di lancio.

La stranezza, o se volete la particolarità, è che i momenti di rimpianto siano tutti dislocabili a Firenze. C’è da riflettere. Perché se fosse il peso del proprio pubblico a condizionare la squadra, allora non sarebbe un male facilmente curabile.

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