JUVENTUS

Storari 8.5 – Mezzo voto in meno per essersi dimenticato di tagliare le unghie: “sul doppio palo di Djordjevic credo di averla sfiorata”, ammette. E’ la sua Coppa, è stata la condizione per restare alla Juventus dopo aver cercato senza mezzi termini di soffiare il posto a Buffon nel 2010/11. La cosa più bella serata? Le due prese alte. Una su cross evanescente da sinistra, l’altra al momento del sollevamento del trofeo.

Marchisio 10 – Ah, non era in campo all’Olimpico? Lui che subì il fallo del possibile rigore sullo 0-0 all’inizio della finale persa contro Walter Mazzarri (già dimenticato da tutto e tutti)? Lui che sprecò la palla qualificazione l’anno successivo contro la Lazio da zero metri? In effetti no, non c’era. Ma negli spogliatoi era il più sfatto. Dura la vita del tribunato, ed effettivamente è così. Lautamente compensata dal top-look in Montemario: sconfitti per distacco Romulo, Morata e il Gringo Caceres.

Matri 7.5 – Entra e ne combina di ogni. Gol annullato, gol partita colpito male come lo stesso Mitra bellamente ammette ai microfoni nel dopogara. Scatta sulla sinistra a un certo punto sfidando Basta sulla corsa come un Lichtsteiner qualunque, si incarta e prende gli applausi lo stesso. E’ proprio la sua serata. Total-revenge sul Milan che l’ha scaricato congiuntamente al “patrigno” Allegri ridendosela sotto i baffi. Un ghigno diventato amaro pensando che il giocatore è ancora un contrattualizzato rossonero…

LAZIO

Gentiletti 6 – Adesso chi dice che la Lazio ha perso per colpa della difesa vede il calcio al contrario. Il flipper sul gol di Matri è la classica cosa che accade una partita su cinque in tutte le partite di calcio dalla Terza categoria alla Champions League. Il mancino argentino guida la difesa a tre, anche improvvisata, e non sembra lo scarpone di cui parlano i cugini giallorossi. Un punto in meno per la punizione calciata a giro di sinistro che ha fatto venire i conati a un ex specialista che di lazialità ne sa qualcosa: RIP Sinisa Mihajlovic.

Candreva 5 – Uomo ovunque di Pioli. Dappertutto e da nessuna parte: ha la grave colpa dell’evanescenza, al punto che invece di crossare lui (che ci sa fare) piuttosto lascia il pallone a Lulic che lo deve fare rientrando sul destro (immaginate una cosa goffa: eccola). Peggio ancora l’idea di sfidare sempre e solo Barzagli manco si chiamasse Mauricio sul lato corto: palloni dentro non ne arrivano come succede sistematicamente anche nelle partitelle azzurre a ranghi misti a Coverciano.

Basta 7.5 – Il migliore della Lazio contro un Evra che fa il soldatino come fosse la prima partita della sua carriera con la maglia del Monza. Il migliore soprattutto perché a fine partita dice chiaramente le cose come stanno. Non all’arbitro, non ai compagni, non al cielo. Lo dice in faccia a mister Pioli: “Oh, questi sono proprio forti. Ma forti forti…”. Non è chiaro nemmeno dove abbia trovato ancora fiato per proferire quest’ultima frase prima di crollare come un sacco di patate sotto la doccia pensando che tutto ciò deve ricominciare da capo lunedì prossimo nella partita che vale città, set, match contro la Roma.

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