Dieci ipotesi per la finale di Coppa Italia Juventus-Lazio che sarà. Dieci variabili che andranno verificate nella finale di Coppa Italia

1) Il peso del passato. Gioca anche la storia quando si arriva in finale. Ed è tutta biancoceleste, nonostante la Juve abbia la possibilità di arrivare alla decima vittoria che significherebbe la stella d’argento. 20 anni dall’ultimo trionfo pesano, in casa bianconera. E’ quasi una maledizione, laddove la Lazio festeggia ancora la coppa più bella di tutte, quella del derby di Lulic. E poi c’è il precedente del 2004, con i capitolini a sconfiggere proprio l’ultima Juve di Lippi.

2) La leggerezza del recente passato. Ovvero: quanto la Juve può sentirsi legittimamente superiore anche in virtù del 5-0 complessivo rifilato nei 2 incontri di campionato di questa stagione. Due successi tra i più belli della formazione di Allegri per come sono stati ottenuti, con maiuscola prestazione collettiva e performance individuale, di Pogba a Roma e di Bonucci a Torino.

3) Il pensiero al domani. La Juve non può avere l’alibi del Barcellona perchè la data è ancora troppo lontana. La Lazio, invece, al di là delle questioni di calendarizzazione degli eventi, non può non sentire la pressione del derby e dell’incontro di Napoli che potrebbe regalare un incredibile secondo posto o un deludente (a questo punto) quarto con esclusione dalla Champions.

4) C’era Conte, però… Era un’altra Juve quella dell’attuale Ct della Nazionale che rifilò 4 reti nella finale di Supercoppa nell’agosto del 2013. Ma se si guarda solo agli effettivi mandati in campo, solo Vucinic non fa più parte della squadra. Dall’altra parte, può bastare il cambio Felipe Anderson-Hernanes o Pioli-Petkovic per scrivere un epilogo diverso?

5) Troppi falli per essere veri. Nei 2 incontri di campionato, oltre al pesante passivo accumulato nel risultato, c’è un dato che fotografa le brutte serate della Lazio. A Roma ha commesso 23 falli, a Torino uno in meno, in entrambi gli incontri complessivamente 19 in più degli avversari. E’ la fotografia di un disagio nel recupero palla che va curato assolutamente.

6) Klose vs Buffon. Un tormentone di questi anni. Stavolta non ci sarà, vista la presenza di Storari, portiere di Coppa. Si aprono prospettive migliori per il bomber della Germania campione del mondo?

7) La presa del campo. La Lazio la sa fare, proponendo un calcio offensivo. E la Juve, quando l’ha incontrata, gliel’ha concessa, fidandosi delle sue ripartenze. Forse a Pioli conviene stavolta aspettare un po’ e tenere anche ritmi più bassi per procedere a strappi.

8) Dribbling vs cross dal fondo. Le statistiche dei confronti diretti dicono che i bianconeri puntano molto sull’uno contro uno (e l’assenza di Morata non sarà un limite da poco), mentre la Lazio accompagna questa soluzione alla ricerca del fondo. Staremo a vedere.

9) Esame per Felipe Anderson. Affinchè i milioni della sua quotazione schizzino ulteriormente, il brasiliano ha bisogno di lasciare un segno in una gara che conta davvero. In campionato, contro la Juve, è sparito. Se gli capitasse la terza volta, gli indizi acquiserebbero valore di prova.

10) Il narcisismo di Pogba. Anche sabato a Milano, nei pochi minuti che lo hanno visto all’opera, si è notata la tendenza del Polpo al compiacimento. Ma adesso non verrebbe più perdonata, sebbene sia una versione della sua altissima qualità. La posta in palio richiede concretezza.

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