L’ariete basco, di sangue per metà navarro, aspetta la chiamata decisiva di Florentino Perez. Ha senso per sperare nelle merengues dopo l’anno in calando alla Juventus? I pro e i contro dell’attendismo di Llorente, che conosce da tempo il suo destino lontano da Torino

Fernando Llorente è stato il partner decisivo di Carlos Tevez nel processo europeista della Juventus, iniziato con Conte nonostante la notte nera di Istanbul e sublimato da Allegri con la finalissima Champions 2015 di Berlino. Questa premessa serve per mettere ordine e dare il giusto merito a chi ha contribuito alla nuova dimensione da top star continentale del club bianconero anche in sede di trattative, oltre che in situazioni istituzionali. E Llorente dentro questo percorso c’è eccome, uomo del reparto dei 102 punti, uomo che segnò al Real Madrid andata e ritorno nel girone di Champions 2013/14, uomo che l’Apache più gradiva al suo fianco, uomo che ha guidato Morata fuori dal tunnel del calcio italiano e dell’infortunio al primo giorno del precampionato, uomo di basso profilo e quindi uomo apprezzato nell’ambiente.

E se l’ex Athletic Bilbao è davvero in orbita merengue un motivo c’è e non si chiama solo Rafa Benitez, che lo apprezza ritenendolo il grimaldello giusto per tante partite della Liga dove il gioco veloce e verticale può incepparsi contro baricentri bassi e pedina ideale dunque per la panchina come carta jolly per nuovi baricentri di gioco. Il motivo è Florentino Perez, che deve fare solo l’ultima mossa, da quel che si è capito, al punto da ostacolare il Porto che l’idea Llorente ce l’aveva davvero. Il presidente merengue vuole anche rispagnolizzare il Real, ragionando su una rosa da 18 uomini vera invece che da 14 fitta di presunti super campioni sempre resistenti alle scelte tecniche. Questo è il vero sì: Llorente ha il profilo ideale per essere una carta diversa, per un gioco che fuori dagli ideali dovrà anche rinunciare a passare sempre attraverso azioni in linea. Insomma, lo staff tecnico-dirigenziale ragiona su un nuovo pragmatismo (indigesto al genere di tifoseria da Bernabeu) ma vuol farlo per gradi. Cioè attendendo la prima grande mossa di mercato,  altisonante, prima di muoversi sull’attaccante della Juventus. Il quale una volta ancora mostra pazienza, lui che seppe stare praticamente un anno in salamoia a Bilbao perdendo di fatto un anno di carriera.

Il no dell’affare Llorente-Real invece è puramente di personalità. Che è poi l’altro lato della medaglia quando si pensa al centravanti che in Italia tutti iniziarono a conoscere partendo da un apparentemente innocuo gol al Verona. Perché in un anno e mezzo a Torino Llorente si è fatto volere bene, anche dagli stessi giornalisti, gli stessi ipercritici al momento dell’approdo in Serie A. Sì, la personalità. Llorente ha perso senza fare una piega la nazionale spagnola, la migliore di sempre, in un’epoca in cui dopo Torres e Villa gente d’area non ce n’era più. E non ha fatto una piega. Poi ha perso la maglia alla Juve, sfilata da un sincero amico come Morata. E non ha detto niente. Dunque non dirà niente neppure nel caso andasse davvero al Real, per 5/6 milioni, a fare ciò che ha fatto Chicharito Hernandez, finendo nel dimenticatoio. A meno che lo spirito non cambi, visto che il corpo non cambierà. Il Re Leone meriterebbe di imparare a ruggire per davvero e non ci potrebbe essere palcoscenico migliore.

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