Argentino, classe 1990: per Munoz belle speranze, poi anche la B da fedelissimo con il Palermo, poi il mercato che lo ha sedotto e abbandonato. Un’estate molto particolare per il difensore che sembrava una roccia

Strana storia, quella di Ezequiel Munoz, oggi svincolato sul mercato e con giusto due striminzite offerte dal mercato italiano: la ruota gira, ma il difensore ormai ex Palermo e Sampdoria (da cui si deve separare per volere di Walter Zenga) è in scadenza di contratto. Deve ripartire come partì in Argentina, quando appena quattordicenne si trasferì a Buenos Aires perché selezionato dal Boca Juniors che però non gli offrì neppure il convitto. Munoz andò ad abitare da solo, imparò a ruscare, soffrì l’ingresso in prima squadra appena diciassettenne (ottimo l’esordio con tanto di vittoria per 4-0 già nel ruolo di difensore centrale) perché dopo aver toccato il cielo si ritrovò con un cambio di allenatore che lo relegò nella squadra riserve.

Fu poi Claudio Borghi, l’uomo a cui dice di dovere tutto Arturo Vidal, a ripescarlo, rilanciarlo e farlo desiderare sul mercato europeo. Per 6 milioni arrivò il Palermo di Zamparini, fino a questo finale paradossale: Munoz rifiuta il rinnovo in rosanero perché ritiene di meritare per lo meno l’aumento, le sue prestazioni viaggiano tra ottimi picchi e qualche deconcentrazione di troppo che mette in risalto una certa lentezza di base (ben ammortizzata dall’impatto atletico). Qualcuno ci sarà, pensa il giocatore. Il suo entourage, al solito nutrito quando c’è da parlare di sudamericani, gli offre la Russia a gennaio. I soldi ci sono. Lui rifiuta. Vuole crescere in Serie A. Ci crede. Sente anche di meritarlo illuso dai corteggiamenti post primo anno da parte di Juventus e Fiorentina. E sbaglia i conti. Accetta un assurdo prestito fino a fine contratto alla Sampdoria senza trattare ciò che sarà dopo.

Radiomercato ci mette di mezzo il Milan disegnando uno scenario secondo cui avrebbe già promesso i colori rossoneri al giocatore preferendogli nell’immediato il più esperto Paletta. Oppure ancora: il Napoli. Con Bigon che realmente aveva tranquillizzato il ragazzo per prenderlo dunque a parametro zero, addirittura forse con una scrittura privata. Poi Bigon è andato a Verona, insieme all’Atalanta ultima speranza di coltivare ancora il sogno italiano (salvo emergenze dell’ultim’ora). Soldini pochi. Dall’estero giunti a metà luglio non si sente ancora nessuno. Non è che magari il Boca Juniors avrebbe bisogno di un difensore di ritorno? Al mondo, d’altronde, non esistono soltanto i Carlos Tevez.

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