Tutti gli esoneri SerieA 2015. Quali sono stati quelli azzeccati?

In Italia va di moda. Sono rari i casi di presidenti che resistono ai malumori della piazza e non finiscono per fare la cosa più semplice, talvolta persino troppo ovvia: licenziare l’allenatore in corso d’opera. Una soluzione drastica con la speranza di un repentino cambio di rotta, che va valutata a fine stagione per verificarne realmente l’utilità. Ma qualcosa sta cambiando. Rispetto allo scorso campionato, il numero dei club che si è impegnato in un esonero si è addirittura dimezzato passando da 10 a 5. Ecco il panorama squadra per squadra laddove è successo, giusto per dare un nome e un cognome dei reali responsabili dei risultati raccolti realmente.

ATALANTA. Reja subentra a Colantuono alla sesta di ritorno. I bergamaschi attraversano un’indubbia crisi determinata da 4 sconfitte di fila. Però sarebbero salvi, conservano un +3 sulla terzultima. L’operazione ha un senso, se non si guarda la classifica finale che vede la squadra ugualmente quartultima. Ma è il tempo a dire che è andata bene così, perché il nuovo mister porta i nerazzurri fuori dall’angoscia con un po’ di giornate d’anticipo sulla conclusione del torneo, meritandosi la conferma che aveva stabilito per contratto.

CAGLIARI. La B arriva nonostante una girandola di allenatori. Zeman non mangia il panettone e va via poco prima di Natale da terzultimo. L’esperienza di Zola termina con identica posizione. Torna il boemo, dura poco e lascia la barca ormai affondata al penultimo posto, a -9 dall’impossibile riva della permanenza in A. Chiude Festa e lo fa bene, con 13 punti nelle ultime 7 giornate. Chissà, se lo avessero chiamato qualche settimana prima forse la storia sarebbe stata diversa.

CESENA. L’incredibile 3-2 patito nello scontro diretto a Bergamo, dopo essersi trovati in vantaggio di due lunghezze, è alla base dell’esonero di Pierpaolo Bisoli. Di Carlo eredita una formazione al penultimo posto e non riesce mai, neanche per 90 minuti, a posizionarla in una situazione di relativa tranquillità, anche se non dà mai l’impressione di mollare del tutto

CHIEVO. Eugenio Corini resiste davvero molto poco, solo 7 turni. Il suo Chievo ha raccolto solo 4 punti, 3 dei quali con la sorprendente vittoria al San Paolo sul Napoli. La situazione è tutt’altro che compromessa, è troppo presto per prestare troppa fede a una classifica molto corta. Però lo choc determinato da Campedelli è salutare, nonostante si debbano aspettare 4 giornate prima di vedere i veronesi vincere una gara. Alla fine del girone d’andata il Chievo è virtualmente salvo. A fine torneo, Rolando Maran chiude abbondantemente sopra la zona calda, ben 11 punti sopra.

INTER. Quello di Mazzarri è l’esonero più nobile. Succede all’undicesima giornata, i nerazzurri sono noni, a -5 dal terzo posto che costituisce l’obiettivo minimo per chi è arrivato in Europa League la stagione precedente. Pesa, però, il malumore di San Siro, i fischi copiosi che salutano il 2-2 con il Verona e i continui mugugni che si sentono da lungo tempo. Mancini ha il favore e il fervore popolare. Ma la sua Inter non fa molto meglio rispetto al predecessore, guadagna giusto una posizione ma resta fuori da tutto. Ne valeva le pena, anche se nessuno nell’ambiente ha nostalgia del tecnico livornese?

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