Che cosa lascia l’argentino Carlitos Tevez alla Juve

Carismatico, trascinatore, leader, fuoriclasse, decisivo, esplosivo, numero 10. Tante definizioni dell’esperienza di Carlitos Tevez nei suoi due anni in Italia hanno rappresentato altrettante qualità in seno alla Juventus, visto come il matrimonio tra l’argentino e la squadra abbia funzionato. Non è un azzardo sostenere che – almeno per ciò che riguarda la sua esperienza europea – il biennio trascorso dall’Apache a Torino abbia rappresentato il meglio della sua carriera e forse persino qualcosa di più, intendendo in questo valore aggiunto il fattore sorpresa (c’era chi pensava che il meglio lo si fosse visto a Manchester e che però avesse già iniziato a percorrere la via del declino). Non solo: anche la crescita tra la prima e la seconda stagione juventina ha avuto un’enorme rilevanza ed evidenza in Europa, contribuendo in maniera determinante al cammino che ha portato fino a Berlino. Ed anche in questo versante, non c’era nulla di scontato, tenendo conto del cambio di compiti determinato dall’avvicendarsi tra Conte e Allegri.

Detto questo, si capisce come l’anticipata pertenza verso l’Argentina, ancorchè non abbia trovato impreparata la società che si è mossa per tempo sul mercato, non possa che generare la reale ipoteca sulla stagione futura. E se tutte quelle caratteristiche determinate a inizio articolo possono avere attecchito nella squadra in qualche misura, può essere interessante oggi capire dal punto di vista prettamente tecnico cosa non ci sarà più con Tevez in relazione a ciò che gli è riuscito meglio nell’ultimo anno: segnare e far segnare.

La Juve di Allegri ha scoperto di possedere quel livello tecnico sul quale l’allenatore ha insistito moltissimo lungo tutto l’anno anche e soprattutto imparando a colpire da fuori area. Nei 22 gol realizzati in questo modo, il contributo di Carlitos è sostituibile: 3 i gol fatti (tutti fuori casa, peraltro), più interessante è il fatto che altrettanti li abbia preparati per i compagni (con un manifesto della Tevez-logia: il recupero palla rabbioso a Reggio Emilia con il Sassuolo, per servire a Pogba la possibilità di effettuare il tiro a segno). Se si esula dai numeri, il quadro si complica. Perché Tevez è il giocatore che pronti-via a Dortmund si inventa un gol dai 20 metri che spiana la strada affinchè la Juve scopra in Champions League una nuova consapevolezza di sé.

Ben più corposo è il suo contributo ai gol in profondità, quelli nati da assist in verticale fuori area. Sono 7 su 18, una cifra rilevante. Ma prima ancora che Dybala (tutto da scoprire), la Juve ha a disposizione la crescita di Morata in tal senso, che già ha lasciato intravedere una capacità di risultare decisivo in non poche circostanze.

Al di là delle punizioni, dove Tevez del 2014-15 ha eguagliato nientemeno che Pirlo (e il tema su chi dovrà sostituire entrambi non è banale, la Juve ha segnato molto da fermo), colpisce che un attaccante come l’Apache, spesso impegnato come uomo assist che parte anche lontano dalla porta, sia stato assolutamente straordinario nei cosiddetti gol sporchi, nel tap-in da respinta del portiere o di un difensore. Un mix di opportunismo, lettura anticipata dell’azione e idea fissa – diciamo pure rabbiosa – della porta (la fortuna, invece, ci sentiamo di escluderla, nel suo caso). E’ il Tevez di Juve-Udinese, che buttato a terra si rialza ed arriva per primo a prendere la palla deviata da cross di Lichtsteiner. E’ il Tevez che realizza così 6 gol su 17 della Juve, una percentuale rilevante se si tiene conto che altri 4 centri sono stati determinati da suoi tiri ribattuti e due hanno voluto dire moltissimo per significato: la rete siglata da Matri che è valsa la conquista della Coppa Italia, il gol di Morata su corta respinta di Casillas in Juventus-Real Madrid. Aggiungete l’ultimo, il pallone intercettato e non trattenuto da Ter Stegen nella finale di Champions League, messo in rete sempre dal compagno di reparto spagnolo. L’ultimo acuto del 10, da dividere a metà con chi certamente dall’averlo vicino ha tratto benefici per crescere in fretta.

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