Rudi Garcia ha tanti meriti insieme a Totti, Gervinho, Benatia, Strootman e De Rossi: primo tra tutti quello di aver riconsegnato credibilità tecnica e capacità di sognare con qualcosa di concreto in mano a una piazza particolare come Roma.

È però del centrocampista della Nazionale, figlio d’arte, ex pupillo di Marcello Lippi, che dobbiamo parlare. È di lui che troppo spesso ci si dimentica, anche se il calcio resta uno sport di squadra. Perché De Rossi è l’uomo che ha fatto la differenza sullo scacchiere, permettendo agli avanti di esaltarsi e a Rudi Garcia di fare cose che Zeman, Luis Enrique o chi per essi neppure in cartolina.

Già, è tornata una Roma ai livelli di quella di Spalletti. E poco importa qui che si parli di cicli che rischiano di entrare nella memoria nel ruolo di eterni secondi. Conta il campo, ciò che si è visto, ovvero come sia stata possibile una metamorfosi di questo genere. È vero: a Roma ti affossano o ti trainano già solo in base ai primi risultati di settembre. Ma ridurre a questo la stagione giallorossa equivale ad arrendersi ai luoghi comuni. Perché De Rossi è stata la chiave. Bravo a chi l’ha capito per tempo, e quindi all’allenatore: Capitan Futuro (ma poi… Sarà mai capitano vero di questa squadra??) non è più un calciatore dinamico, ma soprattutto un’eccellente pedina tattica oltre che atletica da utilizzare da schermo davanti alla difesa. Scende alle spalle della coppia di centrali per chiamare la celebre “Salida Lavolpiana”, sale a fare il mediano, si svincola dalla posizione centrale per tamponare come facevano gli antichi battitori liberi. In autogestione. Ed è lì che Garcia ha fatto la differenza: capire che De Rossi in questo non ha rivali in Italia. E gli è tornato indietro il meglio.

Adesso sarà curioso capire come Prandelli intenderà gestire questa palese verità visto che lì, in quella fetta di campo, solitamente muove Andrea Pirlo, l’altra faccia del ruolo “davanti alla difesa”. È possibile una coabitazione? Come? Forse nel 4-2-3-1? Difficile. A meno che non si pensi con un gesto di genio e follia di riportare Pirlo dove è nato, sulla trequarti. Con De Rossi guardaspalle e Balotelli terminale. Un asse centrale che non sarebbe poi così male al cospetto di ciò che invece tutti temiamo, ovvero una Nazionale mondiale tremendamente banale.

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