Esordio da tecnico di prima squadra per l’ex bomber argentino che si è fatto le ossa allenando la Primavera del Parma: Crespo a Modena nel ricordo di come si segna e di come non fare per vincere

Hernan Crespo è stato uno dei goleador più prolifici della Serie A, giocatore del secolo secondo i tifosi del Parma che lo portò in Italia dal River Plate, di fatto l’erede naturale di Batistuta, con caratteristiche diverse, proprio mentre il bomber ex viola vinceva il suo unico campionato a Roma e iniziava la sua fase calante. Erano contro anche in città, in quel 2000/01 che serve da lezione a Crespo in vista del suo esordio da allenatore nel calcio adulto grazie alla chiamata del suo vecchio mentore Caliendo in Serie B in quel di Modena.

Insomma, quel campionato lo vincono i giallorossi (guidati da Fabio Capello) e la Lazio è la detentrice dopo i fatti (juventini) a Perugia che non riesce nell’impresa di ripetersi nonostante che di fianco al cileno Marcelo Salas venga prelevato l’argentino del Parma in anni in cui ogni trasferimento Italia-Italia, soprattutto lungo l’asse Lazio-Inter-Parma, segnava una nuova cifra record (poi arrivò Zidane al Real Madrid dalla Juve e i tempi cambiarono anche per i fatti che man mano trapelavano sul conto dei Tanzi e dei Cragnotti).

Prima lezione: la fiducia del club. Sven Goran Eriksson fece il capolavoro (con uno squadrone che perse l’anno prima lo spalla a spalla con il Milan, ma contro squadroni) e ce ne si dimenticò dopo pochi mesi. Alla tredicesima di campionato viene esonerato e arriva Dino Zoff che aveva perso un anno prima la panchina azzurra grazie alle pressioni di Berlusconi. Crespo questa fiducia ce l’ha, a Modena. Dovrà far capire che i risultati subito non sono tutto, ma allo stesso tempo non confidare in protezione eterna perché non basta. E dunque la seconda lezione arriva da un collega di quegli anni: Pippo Inzaghi per come è andata a finire al Milan. La terza lezione è che non basta segnare a raffica, non basta l’attacco: Crespo quell’anno fu capocannoniere solitario della Serie A con 26 reti, mettendo in fila cinque specialisti del calibro di Shevchenko (24), Chiesa (22), proprio Batistuta (20) e proprio Christian Vieri che è all’Inter (18).

Perché Crespo era completo, testardo, rapido e forte fisicamente. Stazza e movenza del ghepardo, ma diverso rispetto all’attaccante che brillava a Parma: meno gioco di squadra e per la squadra, meno coesione ed ecco che arriva per il gruppo soltanto un terzo posto. Va precisato: Crespo era un fuoriclasse della specie. Di quei 26 gol, e non fu un singolo anno di grazia anche se fu in assoluto il giocatore più presente della squadra con ben 32 presenze, se ne contano appena 2 su rigore e 3 di testa. Il resto è destro-sinistro, 13-9, con una percentuale con il “piede debole” davvero impressionante. Posizione, fiuto, astuzia. Insegnarli ai giocatori del Modena non sarà semplice, ma la lezione è proprio questa. Prima ancora che il modulo, che egli stesso ammette di non aver in mente a priori. Ben venga, se si torna a masticare calcio senza troppi conti e senza troppa matematica tattica anche in una serie cadetta che adesso deve anche togliersi l’onta della vicenda Pulvirenti. Volti e uomini come Crespo, legatissimo all’Italia e all’Emilia che lo hanno adottato, servono anche a questo.

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