Ovunque si trovi il signor Disney, qualcuno dovrebbe dirgli di farci una storia sopra: la trama è consistente, i requisiti ci sono tutti: un piccolo ricciolino brasiliano dal nome divertente e con un gran talento che non riesce ad esprimersi tra i grandi a Milano

Per Coutinho due anni e mezzo di purgatorio tra prestiti, lampi di classe e bocciature all’Inter prima di passare nella cupa e industriale Liverpool, l’alter ego europeo del Brasile, della samba e del caldo, laddove ci sono le sue origini. Qui “O Magico” esplode e diventa grande, relega i ricciolini al passato, fiorisce la sua arte nella città dell’arte, della sacralità della musica, dei Beatles.

Ecco, per questo film il signor Disney dovrebbe scegliere una marcia come colonna sonora, un brano a tonalità crescenti che accompagni la crescita del brasiliano, tattica e caratteriale. Coutinho arriva a Milano tra lo scetticismo di chi pensa che uno così non possa reggere “il peso” della Serie A, nonostante la tecnica. È un trequartista dai piedi buoni che ama creare superiorità numerica col dribbling e fornire l’assist per l’attaccante che taglia il campo e va in profondità. È adattabile sull’esterno, meglio se sinistro, in modo che possa rientrare e calciare col destro. Il suo pezzo forte resta comunque l’assist, ed è per questo che in Italia non esplode: perché in Italia si gioca un calcio troppo tattico dove a parte 3/4 squadre, giocano tutti con la difesa bassa, chiusa, in ripartenza, dove trovare spazi per fornire assist in profondità diventa difficile per Cou, che può limitarsi solo a ricevere sull’esterno, entrare dentro il campo e appoggiare per un compagno.

È per questo che viene bocciato per “acerbo” e inconcludente, perché giocando così il tocco di palla si vede, il ragazzo sa dribblare, ma non è mai decisivo. Le cose migliori, infatti, le fa vedere in Spagna, con la maglia dell’Espanyol. Lì si bada meno alla tattica e più all’andare in porta, e infatti Coutinho rende bene e spesso è decisivo. Quando torna all’Inter c’è motivo di credere che diventerà finalmente incisivo, ma poco cambia. L’Inter lo cede a gennaio al Liverpool per 12 milioni circa, e in Inghilterra viene investito di responsabilità che all’Inter nemmeno avevano pensato di dargli, tanto che ai reds indossa la 10. L’investimento è pesante anche in campo, Brendan Rodgers lo mette al centro di un progetto tattico in cui il ruolo di rifinire il gioco è proprio suo.

La stagione successiva all’acquisto è quella della consacrazione, Sturridge e Suarez dimostrano una verve realizzativa impareggiabile (53 gol in 2), esplode Sterling, Coutinho coordina e detta i tempi: dirige lo straordinario attacco reds. La bacchetta del maestro brasiliano è il suo magico piede destro. A questo punto la colonna sonora del film avrebbe una tonalità già molto alta, Coutinho è esploso. Provando a spiegare quanto Coutinho sia stato utile nell’economia dei punti in classifica del Liverpool, e la sua evoluzione tattica, c’è da dire che Coutinho ha abbassato il suo raggio d’azione: i terzini salgono alti, Gerrard si abbassa in mezzo ai difensori e prende palla per primo: qui scarica alto sugli esterni, o largo a sinistra per Coutinho, o a destra per Henderson. Gli avversari intanto salgono, quando Cou riceve palla, la riceve lontano dalla porta avversaria, ha il tempo di dribblare l’uomo prendendogli il tempo come lui sa fare: il campo è aperto. A questo punto, se gli attaccanti si interscambiano, allargano la difesa e vanno in profondità, Coutinho diventa micidiale. Quei tre davanti fanno il loro dovere, Coutinho si conferma uomo chiave. Tanto che il Liverpool arriva a tre giornate dal traguardo con lo scudetto in pugno, artefice del proprio destino. Lo perderà a causa (anche) di uno scivolone incredibile di Gerrard contro il Chelsea.

L’anno dopo i reds partono male e Coutinho cala nella prima parte di stagione, ma come ammesso dallo stesso Rodgers, la mancanza è nei vari Lambert, Lallana, Borini & co. che non fanno il loro dovere. I movimenti si affinano e il Liverpool ricomincia a volare, sulle ali di Coutinho. A fine stagione entrerà a far parte nella Top 11 di Premier League, un premio che l’anno prima non ha vinto perché dei reds c’era già un mostro sacro come Steven Gerrard, e anche perché le 3S (Sterling, Suarez, Sturridge) sono riuscite ad offuscarlo un po’.

Ma l’evoluzione è completa, la marcia prosegue a tonalità altissime, c’è da girare l’ultima scena di questo film che ha per protagonista questo brasiliano che è diventato grande, fra i grandi. Il lieto fine potrebbe essere, chissà, la Premier che al Liverpool manca ormai da troppo tempo. È tutto pronto, rintracciate il signor Disney, Coutinho è esploso.

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