Parafrasando “La coscienza di Zeno”, SuperMario Balotelli ha di che riflettere…

Zeno Cosini è il protagonista de “La coscienza di Zeno”. E’ un uomo afflitto dalla morte del padre, occupato dal lavoro e col vizio del fumo. L’autore dell’opera è Italo Svevo, un uomo dalla doppia cultura da sempre denunciatario delle convenzioni borghesi e della noia che creano.

Mario Balotelli è il protagonista de “La coscienza di Balo”, romanzo autobiografico. Mario è un uomo afflitto dalla morte del padre, calciatore di professione e con la testa fra le nuvole. L’autore dell’opera è Italo Ghanese, un uomo dalla doppia cultura da sempre “denunciato” da addetti ai lavori e dall’etica del mondo del calcio.

Le analogie fra i 2 personaggi sono da rabbrividire. Se l’opera di Svevo fosse stata scritta nel ventunesimo secolo, a qualcuno sarebbe venuto il dubbio che l’autore fosse in realtà Mario Balotelli. Mario ha in comune con Zeno la doppia cultura: nato da genitori ghanesi, cresciuto in una famiglia bresciana.

Zeno è un “inetto” che vuole smettere di fumare, vizio che da sempre lo corrode. Per farlo si rivolge ad uno psicanalista, il dottor S. Mario è un calciatore di belle, bellissime speranze. Altro che inetto. Gli altri da lui vogliono che smetta di abbandonarsi a se stesso e pensi al calcio. Ci hanno provato tanti Dottor S. con lui, forse i migliori: Mancini, Mourinho, Seedorf, Rodgers. Ancora però nessun risultato, anzi. Più passa il tempo e meno permane la convinzione che possa fare qualcosa di importante.  Un uomo capace di fare cose da “SuperMario”, ma anche di autodistruggersi. Proprio come Zeno parla nei capitoli finale delle sue memorie. Un talento consumato da una condizione perversa di vivere la vita.

Fra le sue imprese più tristi si ricorda quando nel 2010 subentrò a San Siro in semifinale di Champions contro il Barcellona, forse la partita più epica della storia recente nerazzurra. Balo venne richiamato al sacrificio da compagni, allenatore e tifosi. Lui di tutta risposta calció al volo quasi da casa sua sprecando un possesso. Allora indossava la maglia dell’Inter e allora la maglia dell’Inter decisa di buttarla via, per terra. È come andare ad un concerto di Vasco e provocare un blackout quando sta’ per iniziare Albachiara: perversione, appunto. Meglio ricordare quando segnò in rovesciata all’Irlanda o quando fece dimenticare agli italiani che esiste lo spread dopo quella doppietta alla Germania in semifinale agli Europei.

Nominato dal Time fra gli uomini più influenti al mondo, continuando così il mondo si ricorderà di lui come “uno dei tanti” che hanno preso il talento che madre natura gli ha dato e l’ha venduto in cambio di macchinoni, ville e donne. Un calciatore ancora quindicenne e già fautore di una deroga al regolamento, quella di poter giocare in Serie C a quell’età. Ora le leggi non le deroga più, le infrange. Le multe non mancano mai, i gol ultimamente scarseggiano. Non arriveranno neanche nella tournée estiva visto che Rodgers (allenatore Liverpool) ha deciso di non convocarlo. Ultimo paragrafo di un libro che continuando così non avrà altri capitoli, nessun lieto fine.

Italo Svevo sosteneva che chi è cosciente della propria malattia, cercando di guarire sta’ già meglio di un malato che pensa di essere sano. Mario sa di avere un talento sanissimo ma la testa malata, la paura è che non voglia guarire buttando al vento tutto ciò che da solo sarebbe potuto diventare, altro che dottor S.

Rialzati Mario. Per guarire da un vizio bisogna volersi curare, proprio come Zeno Cosini. Con un talento così basterebbe un qualsiasi dottor S. Basta più piangersi addosso, ora bisogna tornare ad essere SuperMario e non chiedersi mai più “Why always me?”

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