Resistono le voci di un possibile addio di Conte ai colori azzurri. Tre club in pista, primo tra tutti il Milan. Ecco lo scenario.

No, non sono state sufficienti le parole riferite ai giornalisti da Antonio Conte dopo il recente summit con il presidente federale Carlo Tavecchio. “Rispetterò il contratto”, bisogna vedere quale contratto. Con la Juventus non è accaduto, perché Conte è un uomo di pancia. Una cosa va messa in chiaro perché sta disturbando la sceneggiatura: non sono gli stage lo spartiacque, non è il rapporto con i club, ma appunto la FIGC. Oltre alle sirene e agli apprezzamenti che continuano a giungere al tecnico leccese nonostante l’uscita improvvisa dal suo feudo bianconero gli abbia anche etichettato la nomea dell’ingestibile. Certo con Conte, da controparte che collabora, bisogna dire le cose come stanno. E la Federazione ha fatto fin qui poco, soprattutto nelle iniziative che riguardano il centro di Coverciano e la possibile nuova apertura di centri federali attraverso i quali Conte potesse lavorare davvero quotidianamente.

 

Fatta la premesse, ecco l’oggetto: Conte non lascerà l’azzurro almeno fino ad aver conquistato la qualificazione all’Europeo. Sarà in quel momento, e soltanto allora, che tirerà le somme: al Milan ha detto no una volta, ma potrebbe non dire altrettanto la seconda. Tradire la Juventus o non tradirla non è il suo dilemma. Dal suo punto di vista il tradito forse è lui, una sensazione che, secondo i ben informati, gli aveva fatto crollare le energie positive. Ecco, la FIGC deve evitare di fare altrettanto, ma di strumenti ne ha meno di quanto dichiara a voce.

 

Per questo il Milan ci crede davvero, si cautela con due o tre nomi in giro per l’Europa (Inzaghi è sulla graticola vera) tra cui quelli di Montella e Klopp. Ed è disposto ad attendere il 13 giugno, dopo la forse decisiva gara dell’Italia in Croazia, per saperne di più: Galliani ha l’ok di Berlusconi e viceversa. Le diplomazie incrociate sono partite da tempo. E tra i vertici rossoneri per una volta c’è comunità di pensiero. Rifondare, ripartire, riprogettare. Anche al PSG potrebbero trovarsi in questa situazione. Un’analogia che apre scenari nuovi, non fosse che lì il grande favorito si chiama Diego Pablo Simeone. Estate calda per gli allenatori più calienti su piazza.

 

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