I fedelissimi dell’avvio della nuova gestione azzurra.

 

E’ vero: la gestione e la contabilità delle risorse energetiche in impegni ravvicinati spiega molte delle scelte di un Commissario Tecnico, a maggior ragione di uno come Conte attento ai valori atletici della squadra. Ma se in 4 incontri tutti vinti (un’amichevole e tre gare di qualificazione agli Europei) ci sono tre uomini sempre utilizzati non è un azzardo scorgere in questo una prima cernita di fedelissimi, al netto di infortuni (De Rossi) e squalifiche (Marchisio) che avrebbero potuto allargare la cerchia dei fedelissimi. Bonucci, Darmian, Immobile: 3 che c’erano anche in Brasile, ognuno con la sua quota di responsabilità per la disfatta, tutti con ampie motivazioni e prospettiva di essere protagonisti nell’Italia degli importanti appuntamenti futuri.

Bonucci è il regista arretrato su cui Conte ha costruito la sua Juve, la pietra angolare scoperta da lui, laddove Pirlo aveva solo bisogno di una ricollocazione al centro delle strategie di gioco. Luci ed ombre per lui: strepitoso nei lanci con l’Olanda, gran gol con la Norvegia e poi distrazioni variamente assortite nelle ultime due gare negli episodi decisivi: il momentaneo pareggio dell’Azerbaigian e il rosso non del tutto meritato con Malta.

Darmian segue la stessa parabola senza momenti così significativi. Lo si vede spingere nelle gare più difficili e accusare una successiva insolita timidezza, riproducendo in Nazionale l’andamento nel Torino, dove a un grande precampionato non ha fatto seguito altrettanta continuità di prestazioni. Ma se Conte decide di impiegarlo anche come centrale di destra, significa che si sente adeguatamente protetto dalle sue qualità difensive.

Quanto a Immobile, ci mette appena 3 minuti a siglare il primo gol della nuova gestione e lo fa con personalità e freschezza. Doti che cerca di riprodurre in seguito, fino a intestardirsi e non trovare più la porta pur cercandola con insistenza. La sensazione è che il suo difetto è l’eccessiva corsa. Non necessariamente si declina in generosità, talvolta sembra uno spreco di energia. Ma Ciro ha un tale carattere e una voglia di migliorarsi che sarà difficile fare a meno di lui, sebbene la concorrenza non sia banale tra Zaza, Pellè, Giovinco e altri candidati che spunteranno

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