Cosa promette il calcio europeo?

Non tradisce mai la Champions League. A maggior ragione quando iniziano i turni a eliminazione diretta. Che peraltro presentano subito un grande classico di queste ultime edizioni, il confronto tra Psg e Chelsea, al loro terzo appuntamento consecutivo e sempre con la stessa situazione di partenza, con andata al Parco dei Principi. Sono bastati i primi 90 minuti tra le due sfumature di blu più importanti del calcio europeo per sentirci rassicurati circa lo spettacolo che da adesso in poi vedremo. Talmente elevato da poterci garantire che assisteremo a incontri di enorme fascino, di più che ottimo livello tecnico e dove certamente avranno un ruolo il valore degli organici, ma ancor la performance che in quei precisi 90 minuti si saprà proporre. Proprio per questo il 2-1 del Psg sul Chelsea si può considerare una buona indicazione programmatica su cosa verosimilmente si potrà vedere tra Roma e Real Madrid, Juventus e Bayern, Arsenal e Barcellona. Non è un azzardo (almeno, ci provo…) ipotizzare due elementi presenti nel calcio europeo contemporaneo quando i principali club si mettono a confronto.

Per quanto ti conosci, c’è sempre una variabile che può sfuggirti. E magari succede l’esatto contrario

Psg e Chelsea sono al loro terzo appuntamento in 3 anni. Curiosi gli andamenti, finora: quando i francesi hanno chiuso vincendo in casa per 3-1, poi sono stati eliminati; la scorsa stagione, invece, il primo match si è concluso in parità, 1-1, e al ritorno il Chelsea si è buttato via la qualificazione nonostante un vantaggio acquisito nei 90 minuti e un altro nel prolungamento dei supplementari. Guai, pertanto, ad enfatizzare il successo di misura di martedì sera, per quanto rappresenti un piccolo vantaggio non trascurabile. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo, nonostante si possa arrivare a conoscersi a memoria (in questo caso, c’è persino la presenza di David Luiz, passato da Londra a Parigi). Emblematico, in tal senso, la fattura dei due gol del primo tempo. L’arma principale del Chelsea è senza ombra di dubbio rappresentata dai calci di punizioni diretti di Wilian. Il brasiliano si è presentato agli ottavi di finale forte di un poker calato nel girone e di altri centri ottenuti in Premier League, per un totale di 6 reti. A Parigi l’opportunità l’ha avuta e da come ha festeggiato la barriera del Psg, che è riuscita a respingere in corner il suo destro a giro, si è capito quanto si fossero studiate le traiettorie del fantasista del Chelsea. E così, su punizione, ha colpito Ibrahimovic, sebbene aiutato da una deviazione di Obi Mikel. Non proprio una specialità del gigante svedese, che non segnava in questo modo dallo scorso campionato contro il Nantes, esattamente 14 mesi fa. Al contempo, il Psg colpisce spesso e volentieri su corner e proprio così aveva determinato l’eliminazione dei londinesi l’anno scorso. Stavolta, invece, è spuntato Obi Mikel, addirittura al suo primo gol in stagione, laddove di solito intervengono con successo altri suoi compagni: Cahill, Ivanovic e Diego Costa.

Elogio del cambio di pensiero

A partire dalle sfide dentro-fuori, nelle gare di Champions League non esistono prove schiaccianti, è impossibile con qualsiasi avversario pensare di poter imporre il proprio gioco per tutto il tempo. Diventa fondamentale, pertanto, saper leggere in tempi rapidi il variare delle situazioni che vanno proponendosi. Chi è in grado di farlo è realmente “europeo”, sia scovando dentro di sé la forza di resistere ai momenti no, sia non fidandosi mai fino in fondo dei propri momenti positivi. Ancora una volta Psg-Chelsea può funzionare da matrice didatticamente perfetta. I primi 20 minuti dei padroni di casa sono stati densi, con buonissima partecdipazione corale, spunti personali (un effervescente Lucas Moura), stazionamento pressochè totale nella metà campo avversaria e logica esaltazione del pubblico. Lì si è vista la mentalità costruita da Hiddink da quando ha preso le redini del Chelsea. I suoi hanno accettato di stare alle corde. Poi, hano progressivamente alzato il loro baricentro, provando più a fare andare fuori giri gli avversari che a cercare di capovolgere il fronte. Una volta stabilizzata la situazione, con il movimento continuo di Pedro e Hazard “solo” per far respirare la squadra, senza velleità offensive, hanno sorpreso con un’incursione di Baba – fino a quel momento rintanato nel guscio – tradottasi in un cross per la testa di Diego Costa che ha colpito la traversa, anche per effetto della deviazione di Trapp. Al contempo, il Psg ha inventato il 2-1 con una combinazione Di Maria-Cavani quando il pareggio sembrava un prodotto logico, dopo che la sfuriata a inizio secondo tempo aveva determinato non poche occasioni e ancor più rimpianti per non averle realizzate. In questo saper rovesciare i copioni c’è il vero terreno dove misurare le proprie ambizioni in Europa, laddove nei rispettivi tornei si è quasi sempre serenamente collocati al sicuro di una forza difficile da mettere in discussione. Chi è più bravo a pensarsi diversamente ha più chances, come dimostrò il cammino della Juventus nella scorsa edizione, quando ha rovesciato il verdetto del Bernabeu – che all’intervallo sembrava scritto indelebilmente – e quasi è riuscita a farlo anche a Berlino con il Barcellona degli inarrivabili (oggi Prandelli ha detto che “si gioca per il secondo posto”. E’ davvero così?)

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