Unica vincente del primo giro di Champions: il Real Madrid di Ancelotti

Tra martedì e mercoledì si sono giocate le prime 4 partite degli ottavi di Champions League. C’è molto più equilibrio: è questa la prima indicazione emersa, decisamente nuova rispetto alla passata stagione, quando le big passarono tutte in carrozza (a eccezione del Manchester United, la cui fatica traduceva già le difficoltà della sua stagione). Una sola vittoria, peraltro molto meno eclatante rispetto allo scorso anno quando a Gelsenkirchen il Real Madrid vinse rifilando 6 gol ai malcapitati avversari. Lo spettacolo che si è visto in questa due giorni ha avuto a che fare più con l’agonismo che con la qualità, anche se big come Cristiano Ronaldo o Cavani hanno trovato il modo di mettersi ugualmente in evidenza. Per ogni gara vi è stato qualche motivo d’interesse che va sottolineato.

Intanto, Ibrahimovic. Non è insolito constatare come uno dei più forti giocatori del pianeta non riesca a emergere come dovrebbe nella competizione più importante. E’ vero che il suo colpo di testa finale, annullato da un intervento perfetto di Courtois, è un po’ la fotografia del match tra Psg-Chelsea, terminato 1-1 ma con i francesi che avrebbero meritato di più per quanto hanno creato (e per ciò che, invece, i Blues non hanno neanche provato a organizzare). Zlatan è sì il giocatore che va più al tiro e che è in grado, tornando indietro, di trovare uno spazio di comando dove esercitarsi. Il problema è però che davanti si sobbarca pochissimo movimento, costringendo Cavani a un surplus di lavoro e non fornendo un valido appoggio alla circolazione palla della squadra, che così si rende ancora più lenta.

Dall’Ucraina è emersa un’indicazione su come annullare il Bayern. Detto volgarmente: vanno picchiati. Così facendo, con un’aggressività totale e ben condotta anche sui difensori, si inibisce la loro tradizionale lucidità e li si sposta su un terreno dove i tedeschi rischiano persino di essere inferiori. Tanto è vero che ne hanno fatto le spese loro, perdendo Xabi Alonso per doppia ammonizione. Difficile pensare, però, che in Germania possa ripetersi un simile copione.

Anche Basilea-Porto è stata gara di interventi pesanti, rudi e continui. Dopo appena 50 minuti c’erano già stati 6 cartellini estratti dall’inglese Clattenburg. Gli svizzeri hanno poi il record – non si sa quanto soddisfacente – di essere riusciti a trascorrere quasi 70 minuti in vantaggio nell’unico tiro effettuato verso la porta su una combinazione vincente tra Frei e Gonzalez che ha ricordato certe verticalizzazioni del mister Paulo Sousa. I problemi delle due squadre sono chiari. I padroni di casa giocano un 4-2-3-1 e la qualità dei trequartisti è troppo modesta per proporre una manovra offensiva. Quanto ai lusitani, i limiti sono rintracciabili invece nel palleggio dietro, troppo lento e imprevedibile.

Del Real Madrid, ormai sicuro ai quarti, si è già detto. Quel che però va ricordato sempre è che anche le partite dall’esito più scontato possono presentare episodi decisivi che destinato il punteggio in una direzione. E’ il caso della traversa colpita da Platte 5 minuti prima dello 0-2 siglato da Marcelo. Una questione di centimetri ha determinato la differenza tra un pareggio a sorpresa e una vittoria “normale” del più forte contro il più debole. Che sia anche in questo il fascino della Champions League?

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