La difficile sfida della Juventus in semifinale di Champions League tra le Fab Four

Per cogliere bene il significato del primo verdetto proposto dall’attuale edizione della Champions League, è necessaria una premessa, per la quale la competizione – anche in virtù dei soldi che distribuisce a chi fa più strada – è diventata un vero e proprio campionato. Un torneo composto da club che riescono ad occupare stabilmente le posizioni di vertice ed altri che entrano di volta in volta e recitano la parte delle sorprese momentanee o delle squadre che ambiscono a un ingresso più o meno permanente nel club dei grandi. Non è un caso, infatti, che per chi accede ai turni a eliminazione diretta e va avanti nel cammino, si faccia riferimento a una terminologia di derivazione politica, parlando di G8 o G4 alla stessa stregua di quanto si faccia a proposito dei Paesi industrializzati e a reddito più alto, che ogni tanto si riuniscono in qualche vertice.

E’ in questo quadro che emergono altre considerazioni interessanti. Intanto, da quando esiste la Champions League (inizio anni novanta), nessuna squadra è riuscita a vincerla due volte consecutive. Perciò la competitività è davvero altissima. E se in quel decennio così fortemente caratterizzato dal dominio italiano non mancarono opportunità per il Milan e la Juventus di fare l’impresa, con il nuovo millennio la possibilità di uno straordinario bis non è mai capitata a nessuno. Vi sono squadre che hanno disputato due finali consecutive, ma arrivandoci in qualità di sconfitte nell’anno precedente. Per questo, l’aver superato l’Atletico Madrid è qualcosa da considerare estremamente importante per la gestione di Ancelotti: il Real ha la speranza di fare ciò che mai a nessuno è riuscito e già questo potrebbe bastare per accendere d’entusiasmo il popolo della Casa Blanca (che ha vissuto il derby con un trasporto tale da dirla lunga su quanto sia cresciuta in questi anni la rivalità con Simeone).

La seconda considerazione è la composizione del club dei grandissimi. Si prenda un dato per gli ultimi 5 anni: chi è riuscito ad approdare alle semifinali. Schalke, Borussia Dortmund e Atletico Madrid sono state le novità e in questa schiera s’inserisce la Juventus, che ha sì il sogno di una finale da raggiungere, ma che ha anche un’altra sfida decisiva, sfuggita alle altre: diventare il nuovo Manchester United, il cui ciclo tecnico è andato esaurendosi e ha lasciato un posto vuoto al banchetto. Solo diventando campioni di continuità si può svoltare radicalmente. Il Chelsea ne è la prova: non sempre arriva in fondo, ma solo la Juve di Conte lo ha bocciato al girone.

La supremazia è composta da una triade quasi inattaccabile. Su tutti c’è il Barcellona, 7 volte almeno in semifinale su 8 partecipazioni (ha bucato giusto l’anno scorso: e con che forza si è riproposta con Luis Garcia!) Il Real Madrid ha numeri pazzeschi, con 5 semifinali consecutive, che eguagliano ciò che successe agli albori della Coppa dei Campioni (quando le vinceva pure: ma era tutta un’altra epoca). Infine, il Bayern, la cui onda lunga (5 semifinali in 6 anni) è decisamente più impetuosa di quella mitica degli anni ’70 di Muller (Gerd) e Beckenbauer.

Riuscire a infilarsi tra queste superpotenze per la Juve è oggi un orgoglio. Ed anche una responsabilità: fare meglio dell’Inter, l’ultima italiana ad avere perso nel dopo Mourinho il biglietto d’ingresso conquistato in maniera così impetuosa nella stagione del Triplete.

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