Il campionato 2013/14 deve ancora scrivere ogni riga delle sue sentenze eppure la concentrazione calcistica, soprattutto quella internazionale e del calciofilo meno viscerale, è già rivolta ai prossimi mondiali

Cesare Prandelli allora tiene il profilo basso, sa che sarà una lunga volata e che serve sangue freddo, eppure è costretto in qualche modo a guardare a questa Serie A (per i campioni italiani all’estero basta e avanza una mano) preoccupato principalmente dal reparto offensivo, e quindi i radar oggi sono tutti su un duello virtuale a distanza, quello tra due giovani dalle storie parallele quali Mattia Destro e Ciro Immobile, centravanti di razza.

Sia Destro che Immobile possono vantare una chance, la questione è piuttosto chiara a fronte della possibile struttura del reparto offensivo azzurro in vista del viaggio in Brasile. Andiamo per ipotesi, ma i margini di errore non sono molti: Mario Balotelli, Alberto Gilardino, Giuseppe Rossi (la speranza è forte), Stephan El Shaarawy (qui anche la speranza nutre qualche dubbio), Alessio Cerci (che può agire anche da attaccante d’appoggio) e il resto sono punti interrogativi. Chiaro che in questo scenario la chiave potrebbe essere Osvaldo, coinvolto stabilmente da Prandelli ma ora costretto a prendersi un po’ di scena nella Juventus dove le occasioni le ha già e le avrà ancora. Siamo a cinque attaccanti e mezzo, dei quali tre che possono ritenersi centravanti nel senso integrale del termine (eppure qualcuno crede ancora che Balotelli possa giocare meglio dietro a un altro attaccante, mistero delle teorie del calcio).
Ecco quindi che tornano in ballo loro, uomini d’area purosangue come scritto nei loro certificati sviluppati nelle esperienze nei vivai rispettivamente di Inter e Juventus: Destro e Immobile, che quindi forse fanno la corsa su Osvaldo (dando Gilardino per scontato, lontano però dagli standard internazionali e favorito da una squadra come il Genoa che praticamente gioca per lui). Il primo, figlio d’arte, ha sempre recitato la parte del predestinato con l’Inter che aspetta il quattordicesimo anno per aggregarlo e trasferirlo in Lombardia dalle Marche; il secondo che ha mangiato terra per conquistarsi una realtà minore come il Sorrento e farsi notare in categoria Allievi proprio a Torino contro i granata eliminati in un clamoroso ottavo di finale nella corsa scudetto (a vedere la partita c’era Ciro Ferrara, allora responsabile del settore giovanile bianconero). In questo sono diversi come genesi, ma nella sostanza sono uomini d’area, forniti di killer-instict, finalmente ritrovati dopo anni a spasso tra prestiti vari e fortune alterne. Tecnicamente Destro ha qualcosa in più, caratterialmente la partita la vince Immobile. Ma sono centravanti nati, questo è poco ma sicuro. Dovranno sudarsela come se la sudò Luca Toni tra le serie inferiori, il Vicenza, il Palermo e la Fiorentina per arrivare un giorno a vincere la Coppa da protagonista. A proposito… E se fosse proprio l’ariete emiliano, redivivo contro ogni pronostico, a beffarli tutti?

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