Silvio Berlusconi da Fazio, campagna elettorale anche via Milan: la verità strategica sui cinesi e sull’asset Fininvest

Il Milan a volte è un mezzo altre volte è un fine: Silvio Berlusconi è stato un maestro nel gestire i propri veicoli d’immagine e anche questa volta ci prova. Il nome di Carlo Ancelotti lanciato sul frontespizio de La Gazzetta dello Sport nell’edizione che dovrebbe aprire con la festa scudetto della Juventus ne è una dimostrazione. Poi le parole da ospite a “Che tempo che fa” con Fazio che si fa raccontare che il Milan non è di fatto in vendita: si cercano soci. Ed è una mezza verità. Ecco perché.

Il Cavaliere continua a ritenere il Milan strategico anche in ottica politica, in famiglia però ne sono convinti soltanto lui e Barbara. La volontà dell’ex presidente del consiglio è chiara, per chi vive nei corridoi milanesi che contano: trovare realmente finanziatori paralleli, ovvero soci di minoranza, ma momentanei. Ovvero porte aperte soltanto a chi si vincola a un impegno futuro: minoranza oggi, maggioranza domani (2018-2019) attraverso una scalata di quote progressiva già sottoscritta nero su bianco. Perché tutto questo?

Berlusconi al solito cerca l’en plein, è nel suo dna. Da una parte tenere il Milan cercando di riportarlo a fasti che significano nuovo consenso, dall’altra ottenere almeno 260 milioni di euro nell’immediato per avere liquidità abbondante e arrivare a breve a rilevare RCS Libri ponendo il suo gruppo editoriale al primo posto in Europa: Rizzoli cede per 130 milioni di euro circa il ramo d’azienda, il consiglio d’amminitrazione di Fininvest è convinto della bontà dell’operazione e parallelamente ha votato di fatto nell’ultima assemblea la necessità appunto di uscire dal Milan entro un periodo ragionevole calcolato non oltre i 5 anni.

Per questo il dialogo con i cinesi prosegue, le due parti che si sono fatte avanti sono entrambe disponibili ad accollarsi la spesa immediata e l’impegno a rilevare le quote di maggioranza. L’accordo però, come si può intendere, è di quelli complessi. C’è molto da mettere nero su bianco tra postille e vincoli reciproci. A farne le spese ancora una volta potrebbe essere il club rossonero, che ha bisogno di decisionismo rapido e strategie ben definite. A partire dal prossimo allenatore, per cui la reale corsa a tre sarebbe tra Emery, Montella e la fresca ma “strana” idea del ritorno di un Ancelotti davvero poco convinto.

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