Il primo bilancio delle operazioni di calciomercato dopo la calda estate

Durante la pausa delle nazionali, è quasi ovvio ricorrere all’argomento sempre valido del mercato. Ma mentre Tuttosport si è concentrato su una radiografia delle possibili operazioni di gennaio alla luce delle contraddizioni emerse nel corpo delle 20 di Serie A, La Gazzetta dello Sport ha provato a tracciare un primo bilancio del rendimento dei nuovi acquisti, soffermandosi sulla media voto dei giocatori e limitandosi alle loro prestazioni in campionato. Un campione di gare limitativo, visto quanto contano le coppe europee e come certi verdetti di Coppa Italia siano già stati stilati, con bocciature più o meno clamorose di qualche medio-piccola. Emerge comunque un’evidenza talmente netta da meritare una valutazione complessiva che rafforza ciò che penso da sempre: la campagna acquisti è solo una delle spiegazioni possibili dell’andamento di una squadra, probabilmente neanche la più importante. Non voglio arrivare a una considerazione opposta e radicale, quella per la quale il suo peso è del tutto relativo o che si possa anche raggiungere grandi traguardi pur sbagliando il mercato. Ma certamente colpisce il dato che emerge dall’inchiesta del giornale rosa.

Entriamo nella questione. In Serie A, solo 6 club registrano oggi una media sufficiente in relazione agli elementi acquisiti quest’estate. Delle big, le uniche promosse sono la Fiorentina (e fin qui tutto ok, come testimonia il suo primato in classifica) e la Roma (dove i buonissimi voti registrati in Italia fanno il paio però con i limiti emersi in Europa, dove i giallorossi si trovano ultimi in classifica e sul filo dell’eliminazione). Per il resto, si sprecano le riserve su molte operazioni, anche se andrebbe valutato il fattore tempo, 7 turni di campionato sono oggettivamente troppo poco perchè il bilancio possa rientrare nelle autorevoli voci di promozione o bocciatura definitiva. Si prenda il caso della Lazio come il più emblematico di tutto il nostro discorso. Eliminata ai preliminari di Champions League, nonostante un andamento talvolta decisamente negativo in campionato (le sconfitte patite con Chievo e Napoli, 9 gol incassati in 2 incontri), è momentaneamente terza in classifica, eguagliando così quanto fatto nella precedente stagione. Eppure è la squadra con il mercato più bocciato di tutte, con il solo Matri attestato su un risicato 6 (frutto dei buoni voti guadagnati nello scoppiettante esordio) e tutti gli altri bocciati e non di poco. Ma la stessa Inter, che pure è seconda (ben oltre le previsioni iniziali) ed è senza ombra di dubbio il club che più ha agito in sede di trattative per rifondare la rosa e consegnare a Mancini un gruppo cambiato nelle sue fondamenta, riceve giudizi ben poco lusinghieri sul rendimento di chi veste il nerazzurro per la prima volta. Si salvano Jovetic, Murillo e Felipe Melo, tre titolari al netto degli infortuni. Tutto il resto non risulta convincente. E se Telles, Miranda, Perisic e Biabiany hanno possibilità di recupero, colpisce che Montoya sia ingiudicabile, Ljajic insufficiente e soprattutto Kondogbia attestato su un 5,43 di media. Contando l’importante esborso economico per aggiudicarsi il francese, si tratta di un problema non banale, sebbene anestetizzato finora da risultati che possono essere considerati positivi.

Viene pertanto da chiedersi se non sono altri i fattori più importanti, a partire dalla rimotivazione di giocatori che nella precedente stagione hanno avuito qualche calo di rendimento. Due gli esempi più paradigmatici: Pjanic nella Roma e Higuain nel Napoli. Al contempo, la Juventus – con il suo andamento contraddittorio tra campionato e Champions League – suggerisce come mercati pesanti numericamente (e per come hanno disegnato filosoficamente l’idea di squadra) non possano che dar luogo a segnali per forza di cose non univoci nella fase di ambientamento. Tolto Rugani, non giudicabile perchè non utilizzato (anche se proprio il non avere trovato spazio potrebbe costituire un tema di riflessione), i 4 rimandati secondo la Gazzetta sono Mandzukic, Zaza, Neto ed Hernanes.

Ammesso che i voti presi di gara in gara siano la descrizione corretta intorno alla realtà delle loro prestazioni, non credo che si possa pensare al loro mancato apporto qualitativo come il problema principale della Juve. Tralasciando Neto (è colpa sua il gol di Blanchard che pesa due punti in più in classifica?), Mandzukic ha fatto la differenza in Cina e a Manchester e Zaza da quarto attaccante in gerarchia ha un rapporto minuti-gol non banale. Semmai, è interessante constatare come la bocciatura di Hernanes coincida con la grande promozione di Cuadrado. Perchè un tema oggettivamente intrigante per il futuro è vedere se i due – ad organico al completo – avranno mai occasioni di convivenza. In altre parole, se l’idea originaria del trequartista caro ad Allegri troverà ancora cittadinanza in una Juve che sembra orientata su altre soluzioni che privilegiano più ritmo e sviluppo del gioco sulle fasce.

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