La scommessa di Conte

Si è pensato, detto e scritto perlopiù che Antonio Conte abbia derogato dal principio del merito convocando Mario Balotelli per Italia-Croazia. Tutto vero, se si sta ad analizzare il recente rendimento dell’attaccante del Liverpool, alquanto fumoso nelle sue prestazioni. Ma non si conosce abbastanza l’attuale Commissario Tecnico della Nazionale se si pensa che accetti una situazione definita e non s’impegni a trasformarla. Una sfida, come tante altre fatte e vinte ai tempi della Juventus, non troppo lontana – al netto delle questioni caratteriali – dall’avere convinto Vucinic che correndo nel tridente avrebbe trovato la sua reale dimensione tecnica o nell’avere spostato Asamoh sulla fascia o nell’avere inventato la difesa a 3 nel momento più delicato del primo campionato, laddove sembrava un tabù in casa bianconera perdurante da anni.

E’ vero: Balotelli non è il giocatore più propriamente inseribile in un gioco memorizzato e in schemi che esaltano i sincronismi voluti dal Ct? Ma è esattamente questo ciò che può portare Conte: non coccolare un talento ancora tutto da conoscere fino in fondo, ma provare a inserirlo in un contesto che lo renda partecipe e – cosa più importante – convinto dei suoi mezzi in rapporto a quelli della squadra. Farlo uscire definitivamente dall’idea del salvatore della patria.

Per capire bene il significato di questo lavoro occorre risalire all’ultimo acuto di Balotelli, quell’Italia-Inghilterra del Mondiale decisa da una sua rete. E’ proprio lì, in una gara che lo aveva fatto eleggere Man of the Match dalla Fifa, che si era comunque avvertita tutta la solitudine nella quale il modulo di Prandelli lo aveva relegato. Coccolandolo, non lo ha fatto crescere. E un po’ tutti abbiamo pensato che la soddisfazione di Balotelli fosse segnare in quel contesto, che invece ha rappresentato un illusorio vizio. La sensazione è che Conte lo prenderà finalmente sul serio, provando a estrarre da lui ciò che né Mario né lo stesso CT ancora sanno. Se poi chiameremo tutto questo – in caso di riuscita – “trattarlo come gli altri” sarà una formula corretta ma non esaustiva: quello che andrà in scena in questi giorni sarà un percorso di ricerca, particolarmente delicato perché potrebbero non esserci più seconde prove

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